Il sottoconsumo e Keynes: una critica generale alla luce dell’azione umana — Parte 2

keynes in hatPoniamo ora una critica specifica alle tesi qui esposte.

L’errore di fondo di tutte queste tesi è di genere metodologico. Viene concepita la capacità di raggiungere ed acquisire una struttura produttiva in equilibrio, “nel senso pieno di quest’ultimo termine”, una struttura unidimensionale ed orizzontale e non disaggregata in molteplici stadi di tipo verticale, dove il fattore tempo viene trascurato e dove gli individui vengono ineluttabilmente ridotti a macroaggregati economici le cui relazioni quantitative si presume siano destinate a rimanere costanti.

Ragionando nell’anzidetta maniera non solo è impossibile distinguere quei processi che sono fondamentali per comprendere i cambiamenti che avvengono nella struttura produttiva, giacché non si tengono in alcuna vera considerazione gli elementi di base su cui si deve imperniare l’analisi economica, ossia azione individuale, tempo e dispersione della conoscenza ed i concetti attraverso i quali questi elementi si diffondo nella realtà economica di tutti i giorni, vale a dire soggettivismo, utilità marginale ed ordini spontanei, ma si finisce per supporre che la variabile politica sia determinante per porre in essere scelte economiche di successo generale quando, invece, al massimo, può svolgere il ruolo di variabile complementare.

L’essenza delle tesi sottoconsumistiche tradizionali consiste nel ritenere che se si lascia espandere il risparmio-investimento nel rispetto dei voleri di ciascun singolo (e che pertanto non sussistano squilibri monetari generati da processi inflativi), sebbene ciò possa essere qualcosa di positivo in termini individuali perché consente alla singola persona di incrementare il proprio reddito, si finisce per pregiudicare il benessere generale e, quindi, lo sviluppo economico, giacché al diminuire della domanda aggregata dei beni di consumo corrente la produzione si troverà a realizzare strutturalmente merci che non hanno uno sbocco di vendita. Di conseguenza, bisogna stimolare il consumo corrente ai danni del risparmio-investimento al fine di generare una crescita economica sostenibile.

Questa interpretazione è sbagliata perché l’iniziale e relativa diminuzione nella domanda di beni di consumo (causata dal maggior risparmio) aumenterà senz’altro nel tempo la … Leggi tutto

Il sottoconsumo e Keynes: una critica generale alla luce dell’azione umana — Parte 1

keynes in hatPer Sottoconsumo si deve intendere una serie di teorie economiche per le quali insiti nel libero mercato esistono delle componenti che generando una carenza di domanda aggregata rispetto all’offerta aggregata finiscono per decretare un consumo complessivo inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario affinché tutte le merci prodotte vengano vendute o che la produzione si sviluppi in modo tale da occupare pienamente tutti i fattori disponibili.

Partiamo innanzitutto negoziando alcuni termini della questione.

Possiamo considerare la tesaurizzazione di saldi liquidi come risparmio che viene sottratto all’investimento ed ai consumi correnti oppure stimare la tesaurizzazione di saldi liquidi come domanda di moneta e vedere conseguentemente nel risparmio e nella tesaurizzazione due distinte modalità di scelta.

Questa sottolineatura ha la sua importanza in quanto sposando la seconda opzione si deve valutare la tesaurizzazione come una variabile completamente slegata rispetto alla dialettica tra consumo ed investimento.

Colui che oggi si astiene a consumare parte del proprio reddito in beni e servizi di consumo, allo scopo di guadagnare un interesse, presterà immediatamente questo denaro a delle imprese (che a loro volta lo impiegheranno istantaneamente per porre in essere delle produzioni), in maniera diretta o servendosi dell’ausilio dei canali di intermediazione finanziaria. Servendoci di questo esempio ed assumendo come valida la seconda opzione, il risparmio deve essere letto come l’altra faccia dell’investimento. Pertanto, il risparmio di moneta a differenza della tesaurizzazione di moneta rappresenta denaro in circolazione o per meglio dire denaro già scambiato per ottenere in cambio beni o servizi in un tempo futuro. In tal senso, il risparmio non rappresenta, quindi, una riduzione della spesa, bensì una diversificazione della spesa: scegliendo di risparmiare l’agente economico passa dallo spendere per consumare allo spendere per investire.

Nell’esaminare il Sottoconsumo è necessario partire da un presupposto essenziale. Tutte le tesi del sottoconsumo, sia quelle tradizionali sia quella che emerge nel 1936 con The General Theory of Employment, Interest and Money di John Maynard Keynes, assumono … Leggi tutto