Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – VI e ultima Parte

3.3 Economic growth

        Le discussioni in materia di crescita economica sono diventate uno dei passatempi preferiti Lachmanndella nostra epoca. Tra i lettori di quotidiani e gli appassionati di televisione di tutto il mondo, persino tra alcuni economisti, l’idea che in questa nostra epoca grandiosa sia diventato possibile accorpare in un solo dato il risultato dell’attività economica di gruppi di individui in paesi, regioni o aree industriali, sembra essere accettata come lampante verità. Questi dati vengono poi usati come metro di paragone nel tempo e, con slancio, tra paesi diversi. In vari ambienti un basso tasso di crescita del prodotto nazionale lordo è giunto a essere considerato un sintomo di malessere sociale. (Lachmann, 1973, pp. 265-266).

      Nel passaggio appena riportato, Lachmann sembra anticipare le critiche odierne verso il PIL quale misura adeguata delle prestazioni economiche di un Paese e nel confronto tra Paesi. L’obiettivo dell’economista tedesco, peraltro, non è semplicemente quello di criticare la crescita del PIL quale obiettivo di politica economica. Il suo attacco, infatti, è rivolto principalmente al concetto di crescita stazionaria e al mondo in cui neoclassici e scuola di Cambridge in generale affrontano il tema della crescita[1]. Secondo Lachmann, la loro colpa principale è di affrontare un argomento prettamente dinamico con gli strumenti dell’analisi statica. La crescita di uno stato stazionario, concetto trattato da entrambe le scuole, è legata, ancora una volta, alla presenza di una situazione di equilibrio[2].

      Le forze equilibratrici in discussione sono forze macroeconomiche. Alcune di esse dobbiamo guardarle con sospetto: per esempio, il rapporto capitale e prodotto, dato che i capitali eterogenei non possono essere misurati se non in equlibrio, o il saggio di profitto di cui abbiamo ampiamente discusso. Troviamo nuovamente che i fondamenti microeconomici, da cui si deve supporre che queste forze macroeconomiche scaturiscono, vengono largamente ignorati. La possibilità di un equilibrio del genere è ampiamente trattata. La questione di come esso dovrebbe essere raggiunto e il … Leggi tutto

Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – IV Parte

2.5 Le aspettative

LachmannLa parte finale della critica di Lachmann a Sraffa è dedicata al problema delle aspettative, forse l’argomento più caro all’economista tedesco[1]. Infatti, Lachmann è l’autore che, nell’ambito della scuola austriaca, più d’ogni altro ha analizzato il concetto di aspettative, reinterpretandole dinamicamente ed inserendole all’interno dell’analisi della sua scuola.

Riconoscendo il merito keynesiano di aver introdotto il concetto di aspettative in modo organico attraverso A Treatise on Money (1930)[2], e riferendosi ai contribute di Shackle[3], un’‘austriaco’ parzialmente convertito al keynesismo[4], Lachmann cerca di innestare il proprio contributo completamente all’interno della tradizione austriaca, seppur con alcuni distinguo. In particolare, egli ritiene che gli austriaci abbiano perso l’opportunità di inserire le aspettative in modo organico all’interno della propria elaborazione teorica, mancando quindi di completare la rivoluzione soggettivista iniziata con Menger.

It is a curious fact that, when around 1930 (in Keynes’s Treatise on Money) expectations made their appearance in the economic thought of the Anglo-Saxon world, the Austrians failed to grasp with both hands this golden opportunity to enlarge the basis of their approach and, by and large, treated the subject rather gingerly. (Lachmann, 1976e, p. 58).

A dire il vero, la critica di Lachmann appare sin troppo severa[5]. Hayek (1929, p. 147) già riconosce il ruolo centrale delle aspettative, osservando come positive aspettative di profitto possano guidare il cambiamento delle preferenze degli imprenditori, che, divenendo maggiormente orientati al futuro, muovono al rialzo il tasso di interesse d’equilibrio. Questo passaggio è centrale anche nel fondamentale Hayek (1933).

Tuttavia, Lachmann cerca di essere ancora più radicale: egli riconosce che Hayek abbia discusso il problema delle aspettative; peraltro, lo ‘accusa’ di non aver sviluppato abbastanza le cause di aspettative divergenti e le potenziali conseguenze che esse potrebbero generare[6]. L’economista tedesco, pertanto, abbraccia il concetto shackleiano di kaleidic society[7], «a society in which sooner or later unexpected change is … Leggi tutto

Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – III Parte

2.4 Il tasso d’interesse naturale

      ferlito 2Il punto riguardante il tasso d’interesse naturale è probabilmente il più importante. La posizione austriaca al riguardo, influenzata da Wicksell, è del tutto peculiare: alcuni chiarimenti sono indispensabili prima di proseguire nell’analisi del dibattito tra Lachmann e Sraffa. Gran parte della teoria austriaca sul ciclo economico si basa sulla distinzione, introdotta da Wicksell, tra due tassi di interesse, quello naturale (o di equilibrio[1]) e quello monetario. L’eguaglianza tra i due valori è una delle tre condizioni fissate dall’economista svedese per lo stabilirsi di una situazione di equilibrio monetario. La seconda è data dall’equilibrio sul mercato dei capitali (eguaglianza tra risparmi ed investimenti). La terza, infine, consiste nell’equilibrio del mercato dei beni di consumo, vale a dire nella stabilità dei prezzi[2].

Per giungere alla definizione del tasso naturale d’interesse è necessario partire dalla definizione della legge della preferenza temporale, secondo la quale «other things being equal, humans always place present goods higher than future goods on their scales of value»[3]; data questa assunzione di base, possiamo definire «the interest rate [as] the market price of present goods in terms of future goods»[4]. È pertanto limitante e profondamente sbagliato definire il tasso di interesse come il costo del denaro. Il mercato dei capitali è solo un particolare mercato, dove l’azione del tasso di interesse è particolarmente evidente, ma non è l’unico mercato di beni. In tale mercato particolare l’offerta – i venditori – è rappresentata dai consumatori, i quali possiedono beni presenti; essi sono disposti a posticipare il consumo di essi nella misura rappresentata precisamente dal tasso d’interesse[5]. Una delle forme in cui tale astinenza si manifesta è il risparmio: i consumatori rinunciano a consumare moneta oggi per ottenere più moneta domani. La moneta risparmiata è offerta sul mercato dei capitali, in cui la domanda è rappresentata dagli imprenditori, i quali necessitano di risorse finanziarie … Leggi tutto

Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – II Parte

2.1 Il ruolo della moneta nel sistema economico

Lachmann      Il primo argomento riguarda il ruolo della moneta nel sistema economico. Secondo Sraffa (1932a, pp. 43-44), Hayek non sarebbe in grado di cogliere le differenze tra un’economia monetaria ed una non monetaria, in particolare attribuendo egli alla moneta la sola funzione di intermediario degli scambi. Per Sraffa, tale posizione non è compatibile con il desiderio di avanzare dei suggerimenti di politica monetaria. Tale accusa, inoltre, tenta di rilevare una contraddizione nell’intenzione di Hayek di spiegare le fluttuazioni economiche come l’effetto sull’economia reale generato da espansioni monetarie[1].

      Hayek giudica tale obiezione come un grave e malizioso fraintendimento nell’interpretazione della sua teoria da parte del collegea italiano[2].

      Su questo punto Lachmann non estende la difesa di Hayek e si limita a sottolineare l’incapacità di Sraffa di cogliere l’importanza della teoria austriaca del capitale, incapacità del tutto sorprendente per un ricardiano[3].

 

2.2 Risparmi e investimenti

      Il secondo punto importante analizzato da Lachmann (1986a, pp. 214-216) riguarda la relazione tra risparmi e investimenti.

      Bisogna rammentare che siamo nel 1932, a mezza strada tra il Treatise e la General Theory, e prima che la distinzione operata da Myrdal fra grandezze ex ante e grandezze ex post divenisse nota fuori dalla Svezia. Usando la terminologia del Treatise, i keynesiani spiegavano la divergenza tra il risparmio e l’investimento (ex ante) mediante il fatto che nella nostra società risparmiatori e investitori appartegnono tipicamente a class[i] sociali diverse. Austriaci come Mises e Hayek sostenevano invece l’idea, non particolarmente austriaca e condivisa in quel periodo alla corrente principale dela scienza economica, secondo cui il risparmio determina l’investimento tramite il meccanismo dell’interesse. (Lachmann, 1986a, p. 214).

      Questo è un argomento centrale perché, come è noto, un disequilibrio tra risparmi e investimenti indotto artificialmente, generando investimenti sbagliati ed impedendo al meccanismo del tasso di interesse di agire nel libero mercato, è la causa effettiva delle fluttuazioni economiche secondo … Leggi tutto

Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – I Parte

Con estremo piacere, il Mises Italia è lieto di ospitare, in esclusiva italiana, un saggio di Carmelo Ferlito presentato a Parigi lo scorso gennaio.

Il confronto tra Austriaci e seguaci di Keynes ha animato per decenni il dibattito tra le due scuole di pensiero in campo economico. In questa sua opera, Ferlito ci propone, come di consueto, di considerare la questione da un angolo visuale diverso dal solito: quello di Ludwig M. Lachmann, in contrapposizione all’approccio di Piero Sraffa. 

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ABSTRACT

carmelo ferlito      Mentre negli anni Trenta del Novecento Keynes e Hayek sono le figure di maggior rilievo nell’ambito di un infuocato dibattito accademico su moneta e capitale, in cui Keynes coinvolge anche e soprattutto l’italiano Piero Sraffa, può sembrare che l’economista austriaco abbia rinunciato ad una demolizione organica delle idee espresso dal suo rivale nella Teoria Generale del 1936. Lo stesso Hayek in futuro avrà occasione di lamentarsi di non aver dedicato un volume apposito alla critica delle teorie keynesiane. Tuttavia, come dimostrato in Sanz Bas (2011), benché non si sia svolto un dibattito come quello sul Trattato sulla moneta,  nei successivi lavori di Hayek è possibile individuare numerose critiche verso le più importanti conclusioni della nuova macroeconomia di Cambridge.

      Nei decenni successivi, tuttavia, il ‘cavalierie austriaco’ di un nuovo dibattito Vienna-Cambridge è Ludwig M. Lachmann (1906-1990), già studente di Hayek alla London School of Economics durante gli anni Trenta e successivamente professore a Johannesburg e New York. Lachmann sarà poi uno dei protagonisti del revival austriaco post-1974 (anno del conferimento del premio Nobel a Hayek) e il fondatore, in seno alla moderna scuola austriaca, della corrente ermeneutica, opposta ai seguaci di Rothbard.

      Nel riaccendere la controversia tra Vienna e Cambridge, Lachmann non attacca Keynes, di cui difende l’approccio soggettivista e l’accento sul ruolo delle aspettative, ma i suoi seguaci, la ‘nuova’ scuola di Cambrdige sviluppata da Joan Robinson e Piero Sraffa.

      L’obiettivo della vita scientifica … Leggi tutto