Quando il diritto altera la realtà: la manipolazione del denaro e le sue conseguenze | V parte

euro_logo_dynamiteVenendo a considerare la forme di manipolazione della moneta in ambito europeo[1], com’è ben noto i paesi che hanno aderito all’euro hanno rinunciato ai propri poteri di politica monetaria in favore della Banca Centrale Europea (le banche centrali esistono ancora in questi Paesi, ma svolgono compiti diversi dalla politica monetaria). È particolarmente rilevante fissare l’attenzione sul mandato originariamente ricevuto dalla Banca Centrale Europea nella sua attuazione della politica monetaria, e su come essa ha interpretato tale mandato. La BCE ha ereditato molti caratteri delle banche centrali nazionali, aggiungendo alcuni tratti peculiari. Nel primo sottoparagrafo, sintetizzeremo i passi principali verso la sua istituzione[2], mentre nel secondo considereremo le principali disposizioni dei Trattati che ne disciplinano gli scopi e l’attività.

 Nel maggio 1964, fu creato un primo organo per promuovere la cooperazione monetaria nell’ambito di ciò che era allora la CEE: il Comitato dei governatori delle banche centrali degli Stati Membri della Comunità Economica Europea. Nei decenni successivi, il Comitato acquisì progressivamente un ruolo centrale nella promozione della cooperazione monetaria, e nel 1990 il Consiglio gli attribuì espressamente alcuni nuovi compiti, tra cui quello generale di perseguire la stabilità dei prezzi[3].

Nel frattempo, il progetto di stabilire un’Unione Economica e Monetaria (UEM) aveva acquisito consenso, e culminò nel 1992 nel Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1 Novembre 1993, che aggiunse due fondamentali Protocolli a ciò che rinominò come Trattato sulla Comunità Europea: il Protocollo (N. 18) sullo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca Centrale Europea, e il Protocollo (N. 19) sullo Statuto dell’Istituto Monetario Europeo.

L’IME iniziò a funzionare il 1 gennaio 1994, e in corrispondenza di ciò il Comitato dei governatori fu abolito; in questa fase, la politica monetaria era ancora saldamente nelle mani delle autorità nazionali. Tuttavia, l’IME ebbe la funzione di promuovere ancor maggiore coordinazione e cooperazione tra le banche centrali degli Stati Membri; così le rispettive politiche monetarie poterono … Leggi tutto

Quando il diritto altera la realtà: la manipolazione del denaro e le sue conseguenze | IV parte

bank-of-englandSi arrivò così alla Prima Guerra Mondiale, un nuovo conflitto che ancora una volta ebbe delle rilevanti conseguenze sulla politica monetaria. Il 6 agosto 1914, infatti, ovvero un giorno dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, il Parlamento britannico approvò il Currency and Bank Notes Act 1914[1]. Questa legge allentò nuovamente il legame con l’oro: essa infatti autorizzò temporaneamente il Tesoro (e non la Banca d’Inghilterra[2]) ad emettere un nuovo tipo di banconote, attribuendo ad esse valore legale (s. 1(1)).

Anche se formalmente la s. 1(3) stabilì la convertibilità in oro di tali banconote, di fatto questa legge consentì una notevole espansione della quantità circolante di moneta, in pratica sganciata dall’oro realmente esistente, e condusse alla sostituzione delle monete d’oro esistenti con questa nuova valuta fiduciaria emessa dal Tesoro: infatti i tentativi di richiedere realmente la conversione furono scoraggiati in ogni modo, e il gold standard fu quindi di fatto sospeso, anche se la convertibilità rimaneva ufficialmente assicurata.

L’intesa era che le nuove banconote sarebbero state ritirate dalla circolazione dopo la guerra e si sarebbe ritornati all’uso dell’oro come moneta. Tuttavia, passarono diversi anni dal termine del conflitto, prima che il Parlamento tentasse effettivamente di reintrodurre il gold standard: ciò avvenne solo con il British Gold Standard Act 1925[3], la cui s. 1(2) stabilì che «la Banca d’Inghilterra sarà tenuta a vendere a chiunque lo richieda […], e paghi il prezzo d’acquisto in qualunque moneta con corso legale, lingotti d’oro» a un determinato prezzo. In contemporanea, però, la subsection (1), lettera (a), stabilì che la Banca non sarebbe stata tenuta a convertire in monete le proprie banconote, che mantenevano corso legale: il gold standard era quindi riferito ai soli lingotti e non alle monete, per le quali veniva ufficialmente abolito. La lettera (b) della stessa s. 1(1) confermò questa impostazione, ponendo fine all’efficacia della citata s. 1(3) del Currency and Bank Notes Act Leggi tutto