Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal. Nock e la stampa antagonista/I


5. Nock e la stampa antagonista

Gli anni Trenta statunitensi schallsono stati caratterizzati da un intenso scontro politico avente come “campo di battaglia” le pagine di vari quotidiani, periodici, riviste. Chi contro e chi a favore del New Deal, molti intellettuali hanno cercato di supportare le proprie tesi, criticare quelle degli avversari, distinguersi dalla massa per cercare di trasmettere le proprie ragioni al
grande pubblico.

Presenterò brevemente le voci principali della stampa antagonista al New Deal, soffermandomi poi sul Journal of Forgotten Days: 1934 – 1935 di Albert J. Nock.

5.1. Clima generale: New Dealers vs. anti – New Dealers

Come facilmente intuibile, la macro – divisione fondamentale fu quella che divise i sostenitori del New Deal dai suoi detrattori. Da una parte troviamo pertanto Roosevelt, sostenuto dalle masse, da gran parte del partito Democratico e da quell’aggregato di interessi industriali e sindacali riuniti nella New Deal Coalition; dall’altra, l’eterogenea “Old Right” e chi vi orbitava appresso. La disparità di forze in campo appare notevole.

Roosevelt possiede un larga maggioranza politica, il benestare di tanti centri di potere economico – finanziario ed un sostegno popolare altissimo.

Inoltre, non va dimenticato che ricopre la massima carica politica statunitense, posizione che gli permette una certa manipolazione delle informazioni riguardanti tanto la promozione iniziale del New Deal quanto i dati presentati al pubblico durante il suo sviluppo.
E’ emblematico ciò che scrive a proposito il senatore Thomas David Schall [61] in una lettera a Roosevelt, il 24 agosto 1934. Il presidente reclama chiarimenti per le accuse mosse da Schall in un programma radiofonico, relative alla volontà dell’esecutivo di forzare per «un’agenzia di stampa governativa […] che prenda il posto della Associated Press, della Hearst News Services, e della United Press [tutte agenzie di stampa private ed indipendenti, ndC]» [62]; Roosevelt chiede di dimostrare le illazioni e Schall risponde:

“Mi riferisco, come lei perfettamente sa, alla dichiarazione del vostro presidente della Commissione Giustizia, Leggi tutto

Ripensare la Secessione | II parte

A sostegno della secessione

Uno degli argomenti più forti a favore della secessione è rinvenibile nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o abolirlo e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.

secessionIn altri termini, i governi che non godono del sostegno del popolo possono essere modificati o aboliti, venendo sostituiti da nuovi governi, maggiormente rispondenti ai loro desideri. I Padri Fondatori si sono fermati un passo prima dell’approvazione dell’anarchia, prevedendo la sostituzione di un nuovo governo a quello abolito. La Dichiarazione prosegue affermando:

“Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, invariabilmente diretti allo stesso oggetto, svela il disegno di ridurre gli uomini a sottomettersi a un dispotismo assoluto, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere a nuove garanzie per l’avvenire.”

Apparentemente, i Padri Fondatori non erano favorevoli alla secessione, se non in conseguenza di una lunga serie di abusi che avrebbe comportato un dispotismo assoluto. Questa visione risulta supportata in un’altra sezione del documento:

“La prudenza, tuttavia, consiglierà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili  e peregrine; e, conformemente a ciò, l’esperienza ha dimostrato che gli uomini sono maggiormente disposti a soffrire, finché i mali siano sopportabili, che a farsi giustizia essi Leggi tutto

Controllo delle armi e genocidi

Domenica 24 aprile 2005 ricorreva il 90° anniversario del primo genocidio del ventesimo secolo: il massacro, ad opera del governo turco, di oltre un milione di armeni disarmati. La parola chiave è “disarmati”.

I turchi riuscirono a passarla liscia nascondendosi sotto la copertura della guerra. Non subirono maggiori ritorsioni post-belliche per aver compiuto lo sterminio di massa di un popolo pacifico, rispetto a non averlo compiuto.

Altri governi presero subito nota di questo fatto. Fu visto come un precedente internazionale molto utile.

Settantanove anni dopo l’inizio di quel genocidio, l’”Hotel Ruanda” entrò in attività.

Anche gli Hutu la passarono liscia. Ironicamente, almeno dieci anni prima – non ricordo la data esatta – la rivista Harper’s aveva pubblicato un articolo in cui si prediceva quel genocidio per la seguente ragione: gli Hutu avevano le mitragliatrici; i Tutsi no. L’articolo era scritto come una sorta di parabola, non come una specifica previsione politica. Ricordo di averlo letto a quell’epoca e di aver pensato: “Se fossi un Tutsi, emigrerei”.

Essere un civile nel ventesimo secolo non fu un buon affare. Le probabilità erano contro i civili.

Cattive notizie per la popolazione civile

Il ventesimo secolo, più di ogni altro secolo nella storia documentata, è stato il secolo della disumanità dell’uomo verso l’uomo. Questa frase è memorabile, ma è anche fuorviante. Dovrebbe essere modificata così: “Disumanità dei governi verso civili disarmati”. Nel caso di genocidio, però, non è facile sminuire il crimine classificandolo come danni collaterali per un nemico di guerra. Si tratta di sterminio deliberato.

Il ventesimo secolo cominciò ufficialmente l’1 gennaio 1901. All’epoca, era in pieno corso una guerra importante, quindi cominciamo da questa. Era la guerra degli Stati Uniti contro le Filippine, i cui cittadini cullavano l’ingenua idea che la liberazione dalla Spagna non implicasse la colonizzazione da parte degli Stati Uniti. Prima su ordine di McKinley e in seguito di Roosevelt, furono inviati 126.000 soldati nelle Filippine per dare loro … Leggi tutto

Sogni marxisti e realtà sovietiche

L’acuto contrasto che Alexis de Tocqueville tratteggiò nel 1835 tra gli Stati Uniti e la Russia zarista-“il principio del primo è la libertà, quello del secondo è la servitù” [1]- divenne molto più accentuato dopo il 1917, quando l’impero russo si trasformò in Unione Sovietica.… Leggi tutto