La Fallacia della finestra rotta

Gli economisti di libero mercato citano la fallacia della finestra rotta ogni qual volta qualcuno suppone che un atto distruttivo, un disastro naturale o una catastrofe artificiale, possano, paradossalmente, costituire "buona cosa per l'economia". Il riferimento è ad una lezione classica fornita dall'economista Frédéric Bastiat nel 1850.

Tasse e spesa: il ciclo perverso della finanza pubblica

Il ciclo della finanza pubblica si compone, strutturalmente, di due momenti distinti, ancorché necessariamente correlati ed indissolubilmente intrecciati. Sono due elementi che si tengono e si sostengono a vicenda. Metaforicamente le due facce, truci, della stessa medaglia. A monte, il processo si sostanzia propriamente nell'attività di imposizione, che genera, per l’appunto, le cosiddette “entrate pubbliche”. A valle, lo stesso si esplica e si esprime, lato uscite, nell'attività di spesa (la cosiddetta “spesa pubblica”).

Illusioni di Stato

Sarà capitato a qualsiasi liberale/libertario (almeno credo) chiedersi, per una volta almeno, come si sia potuti arrivare ad un tale livello di intrusione statale nelle nostre vite: ad avere bisogno di un permesso/autorizzazione amministrativa per eseguire determinati lavori in casa; a sopportare una sottrazione sempre più consistente dei frutti del proprio lavoro (attestantesi, oramai, tra il 60 e il 70%, secondo diverse analisi); alla degradazione morale totale di intere categorie di lavoratori, trasformati in questuanti politici (i recenti casi Alcoa e Ilva lo testimoniano); alla miriade di presunzioni nel campo tributario e via dicendo, fino alla statalizzazione completa di alcuni settori economici.

Gli aspetti economici della tassazione: la tassazione pregiudica, sempre e comunque, la produzione

Solo se l'imprenditore si attende che un cambiamento nella domanda possa avvenire contestualmente all’applicazione di un’imposta, egli potrebbe variare il prezzo, senza per questo incorrere in perdite. Se prevede un aumento della domanda, per esempio, in modo tale che vi possa essere ora un tratto anelastico, piuttosto che un tratto elastico della curva di domanda, al di sopra del prezzo attualmente in corso, questi sarà in grado di alzare il prezzo senza pagarne il fio. Ancora una volta, però, non stiamo parlando del fenomeno della traslazione dell’imposta: ma semplicemente di una domanda crescente. Con o senza l’imposta, l'imprenditore avrebbe agito esattamente nello stesso modo. L'imposta non ha nulla a che fare con tali variazioni di prezzo. In ogni caso, l'imposta deve essere pagata esclusivamente e per intero da parte dei fornitori dei beni tassati.

Gli aspetti economici della tassazione

La tassazione si configura, in buona sostanza, come un trasferimento coercitivo e non contrattuale di determinati beni fisici (nel nostro tempo, si parla quasi sempre, anche se non in via esclusiva, di denaro), e il valore incarnato in essi, da un individuo o da un gruppo di individui, che ne detenevano, per primi, il possesso e che avrebbero potuto ricavarne, in virtù del loro impiego, un reddito ulteriore, ad altri individui, i quali se ne sono ora impossessati e, in forza di questo, possono così confidare di trarne un reddito da ora in avanti. Ma, dobbiamo chiederci, come hanno fatto queste risorse a finire nelle mani dei loro proprietari originali?

Ostaggi del sostituto d’imposta

Equità e correttezza impongono di riformare il sistema regressivo e truffaldino del sostituto d'imposta. Sostenere una simile proposta di riforma sarebbe senz’altro un primo passo, di sicuro importante, per quei politici che considerano la giustizia come qualcosa di diverso da un semplice slogan da spendere demagogicamente per denunciare i conflitti di classe.

Ma quale democrazia!

Così è la democrazia moderna: salvataggi infiniti, privilegi speciali, e guerra imperiale il tutto pagato dalle fatiche dell'uomo comune. Niente di tutto questo vuole suggerire che una transizione verso la democrazia reale sia la risposta. L'adagio popolare secondo cui la democrazia è "due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare per pranzo" è innegabilmente accurato.

Vivien Kellems: una vita spesa a combattere il Leviatano fiscale

Se i principi viaggiano sulle gambe delle persone, allora la vita di Vivien Kellems (1896-1975) testimonia con forza che le imprese non possono essere le ancelle del governo. Per oltre 25 anni, l’industriale di Westport, in Connecticut, ha combattuto strenuamente la battaglia contro il sostituto d’imposta federale, in quanto si rifiutò di fare da esattrice, raccogliendo le imposte trattenute dai salari dei suoi dipendenti. Se il governo voleva che operasse come un "suo agente", dichiarò la Kellems, mi "devono pagare, e voglio un distintivo".

Chi ha paura della disuguaglianza dei redditi?

La disuguaglianza dei redditi è un problema non perché il governo non stia facendo abbastanza per combatterla, ma perché i politici e i burocrati non si stancano mai di intervenire negli affari privati; con l’intervento pubblico presente in tutte le transazioni di mercato, la soluzione alla disuguaglianza è la rimozione dell’intervento stesso, non il rafforzamento dello stato attraverso l’aumento dei fondi a sua disposizione.