Il tasso di interesse può essere un prezzo complicato da decifrare, ma dal punto di vista prasseologico ha comunque sempre la sua coerenza

Con questo post voglio tornare sull’argomento della mia precedente pubblicazione, vale a dire Il tasso d’interesse ed il suo senso economico, perché mi rendo conto che il tutto merita ulteriori precisazioni.

Premessa: per comprendere in modo adeguato l’argomento in questione, occorre che il dettaglio non venga mai estrapolato ed isolato dal quadro generale della situazione. Se si estrapola e si isola il singolo dettaglio non tenendo presente l’ambiente circostante in cui si dispiega, i numeri e le parole impiegati possono essere utilizzati per sostenere qualsiasi cosa.

Il tasso di interesse rappresenta quel prezzo di mercato che mette in correlazione i beni presenti con i beni futuri. Nel mondo dei fatti umani esiste quindi un generico mercato del tempo.

L’intera struttura produttiva può essere considerata come un enorme mercato di scambio tra beni presenti contro beni futuri.

La preferenza temporale di ciascun individuo è sempre rivolta in termini economici ad impostare valori positivi. Ciò ci porta di conseguenza ad affermare che siamo economicamente disposti a ridurre il consumo dei nostri beni presenti quando riteniamo che questo ci porterà a conseguire in futuro beni con un valore complessivo maggiore.

Perché il tasso interesse viene economicamente percepito ed impostato in termini reali positivi? Perché ciascuno di noi è in qualche maniera cosciente del fatto che viviamo in un mondo contraddistinto dal postulato della scarsità delle risorse. Una riduzione delle mie possibilità di oggi comporta dunque un sacrificio ed un rischio che in qualche modo mi aspetto che venga gratificato in futuro.

Uno scambio di beni tra persone avviene quando le parti in causa lo ritengono in termini economici reciprocamente vantaggioso, diversamente non avviene. Questa condizione però può subire delle interferenze che fanno sì che lo scambio possa avvenire anche se qualcuna delle parti in causa non lo ritiene economicamente vantaggioso.

Le suddette interferenze sono di due tipi: o di natura sentimentale o di natura politica: entrambe riescono a reprimere il modo con … Leggi tutto

Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Il prezzo della moneta. Una disamina critica della teoria dell’interesse di Keynes (parte prima)

The Price of Money è il cap. V di Interest and Usury, la tesi di dottorato in cui padre Dempsey – sotto la guida di Schumpeter, che a lui deve le informazioni sulla Scolastica poi accolte nella Storia dellanalisi economica e divenute così patrimonio comune – mette a confronto le teorie modernedellinteresse (cioè, quelle posteriori a Boehm-Bawerk, da Wicksell in poi) e lanalisi dellusura in tre autori della Seconda Scolastica, Molina, Lessio e de Lugo. Il raffronto presenta un indubbio interesse in sé e per sé, ma mi è parso che questa garbatissima demolizione della Teoria Generale – fin qui, si direbbe, sfuggita anche ad una vera e propria storia dei conati antikeynesiani1 – meritasse di essere tradotta e offerta, per la prima volta, al pubblico italiano. Non so se ammirare di più la capacità, invero stupefacente, di trovare un senso compiuto entro quel volume labirintico o leleganza con cui i punti critici vengono messi a nudo; ma credo che i lettori sapranno apprezzare entrambi gli aspetti.

John Maynard Keynes è con buona probabilità, leconomista più influente di questa generazione. Le sue idee sono conosciute meglio e più discusse tra il pubblico di quelle di qualsiasi altro economista vivente. Ma questa popolarità non è dovuta al nitore del suo stile; la sua prosa non si presta ad essere riassunta in termini chiari e semplici. Termini fondamentali – ad esempio, profitti, risparmi, investimenti – nelle sue opere compaiono con significati esoterici. Secondo Noah Webster, efficienzasignifica capacità di fare bene qualcosa. Per Keynes, lefficienza marginale del capitale non è una questione di capacità produttiva, bensì di aspettative. Esaminate più da vicino, le aspettative si riducono ad una sorta di stato danimo medio. Uno stato danimo medio, sprovvisto di una base oggettiva e percettibile Leggi tutto

Due facce della stessa moneta svilita

crony keynesianismAll’inizio della Teoria Generale, Keynes dice che le sue idee verranno senz’altro respinte, perché sono così nuove e rivoluzionarie. Verso la fine dello stesso libro, sembra che se ne sia dimenticato, perché ora dice che sta rivitalizzando le stesse idee vecchie di secoli che, un tempo, aveva scartato, considerandole come gli errori più assurdi. Perlomeno, egli riconosce di star cambiando la propria posizione, benché non spieghi come le sue idee possano essere nuove, rivoluzionarie, e anche vecchie di secoli. Questo viaggia di conserva con la sua descrizione di sé stesso come un membro del “coraggioso esercito di ribelli ed eretici attraverso i secoli”, proprio mentre raccomanda politiche che fanno appello agli istinti più vili – e più rivolti al vantaggio proprio – degli uomini politici; e proprio mentre si gode tutti gli enormi privilegi che derivano dal trovarsi in vetta all’establishment finanziario e politico del tempo. Anche se potrebbe essere vero che, come ha detto lo stoico dell’arte Kenneth Clark, Keynes “non ha mai abbassato la luce dei suoi fari”, non si può certo dire che sapesse guidare su un solo lato della strada. Keynes sarebbe diventato il principale difensore del “capitalismo clientelare”, che è probabilmente l’espressione migliore per descrivere il nostro sistema attuale. Come probabilmente sapete, molti degli scritti di Keynes sono intenzionalmente oscuri, anche se la trama sottostante può essere svelata e disfatta, come ha dimostrato, in maniera così brillante, Henry Hazlitt in The Failure of ‘The New Economics’.

Qual è la vera e propria essenza del keynesismo? Possiamo descriverla nei termini più concisi e semplici, in modo che ognuno possa capire cosa vi sia di sbagliato, e così dissipare la nebbia intellettuale che circonda e protegge il capitalismo clientelare?

A prima vista, potrebbe sembrare che l’essenza del keynesismo sia semplicemente l’infinito contraddire sé stessi cui ho già fatto riferimento. Keynes non è mai stato in un posto solo, né in senso intellettuale né in … Leggi tutto

Il ciclo naturale: V parte

V. La nostra teoria integrata del ciclo economico (pre-imitazioni)

business_economic_cycleTentiamo una sintesi. Il punto di partenza è dato, come visto, dalla struttura delle preferenze temporali. In un dato momento, ad una certa struttura di preferenze temporali corrisponde una determinata struttura della produzione, cioè un’insieme disomogeneo di combinazioni di fattori produttivi, organizzati dall’azione umana creativa e imprenditoriale al fine di svolgere processi che genereranno, nel tempo, un output. Tale output dovrebbe soddisfare una domanda definita dalla struttura delle preferenze temporali. Tale struttura è riflessa in un tasso di interesse, che appunto ci esprime la magnitudo della preferenza degli agenti economici per i beni presenti rispetto ai beni futuri.

Sarebbe dunque errato iniziare la nostra analisi semplicemente con un’espansione monetaria o con l’abbassamento del tasso monetario d’interesse. Il punto centrale, invece, è la distorsione della struttura produttiva definita dal sistema di preferenze[53], e le ragioni dietro tale modifica.

Whatever causes set them in train, it is the intricate distortion to the structure of production that are ‘the decisive factors in determining cyclical fluctuations’. These, rather than ‘the superficial phenomenon of changes in the value of money’ – by which these distortions can be set in motion – are worthy of the closer attention[54].

Il sistema delle preferenze temporali è, come abbiamo visto, determinato dalle aspettative degli attori del mercato, i quali, seguendo le proprie aspettative, cercano di mettere in azione piani per realizzarle. In un sistema di libero mercato, tale meccanismo di azione è svolto mediante l’incontro dei diversi soggetti, che, appunto, durante il processo acquisiscono nuova informazione e modificano le aspettative. Assistiamo dunque ad un processo di graduale e continuo riadattamento dei piani, nel tentativo naturale che la realizzazione dei propri piani possa ‘incontrare’ la realizzazione dei piani degli altri soggetti.

In un sistema in cui non v’è banca centrale, non esiste un tasso di interesse monetario fissato d’imperio dall’autorità centrale. In tale sistema, in cui vigesse un effettivo libero mercato, … Leggi tutto

Il ciclo naturale: II parte

II. Preferenze e tasso di interesse. L’impalcatura della ABCT

 

business_economic_cycleIl ruolo delle aspettative è cruciale per la nostra analisi. Ma dobbiamo arrivarci gradualmente, a partire da alcuni elementi tradizionali della teoria economica austriaca. Si tratta delle preferenze temporali e della struttura intertemporale della produzione.

Secondo la legge della preferenza temporale, «l’uomo, nella sua scala di valori e a parità di circostanze, attribuisce sempre una maggiore importanza ai beni presenti rispetto a quelli futuri»[7]; da questo assunto, la scuola austriaca arriva ad una definizione di tasso di interesse in radicale opposizione con quella della teoria dominante (‘costo del denaro’). Possiamo infatti definire «il tasso o tipo d’interesse [come] il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri»[8]. È quindi limitante e profondamente sbagliato definire il tasso di interesse come il costo del denaro. Avvicinandoci maggiormente ad una concezione medievale, osserviamo come la grandezza normalmente chiamata i è più legata al concetto di tempo che a quello di denaro. Il mercato dei capitali è solo un particolare mercato di beni, in cui l’azione del tasso di interesse è maggiormente manifesta all’occhio comune, ma non è l’unico. In tale mercato particolare, l’offerta – i venditori – è rappresentata dai consumatori, coloro che dispongono di beni presenti e sono disposti a rinunciarvi in una qualche misura, appunto definita dal tasso[9]. Una delle forme in cui tale rinuncia si manifesta è il risparmio; i consumatori rinunciano a denaro presente in funzione di denaro futuro; offrono quindi denaro sul mercato. Da chi è costituita la domanda? Dagli imprenditori, che hanno bisogno di moneta oggi per realizzare i propri progetti industriali. Pertanto, per il mercato dei capitali il tasso di interesse naturale è quel particolare tasso che permette all’offerta (risparmio dei consumatori) di incontrare la domanda (investimenti degli imprenditori).

Ma la legge della preferenza temporale non vale sul solo mercato dei capitali. Essa va estesa all’intero sistema economico, … Leggi tutto

La Moneta: IV Parte

 money 2Canali di trasmissione della moneta e politica monetaria

Il controllo della quantità di moneta, e in generale la politica monetaria, è realizzato dalla banca centrale attraverso diversi strumenti.

Per quanto riguarda la base monetaria, oggi il principale canale di creazione è costituito dai finanziamenti della banca centrale alle aziende di credito, che si trovano con scarsa liquidità. Sono le operazioni di mercato aperto, che assumono la forma di operazioni di rifinanziamento principali (pronti contro termine, trasferimento di fondi in cambio di titoli con restituzione entro 2 settimane) o di rifinanziamento a più lungo termine (a 3 mesi)[1].

Questo canale rappresenta l’espressione più importante della strategia di politica monetaria adottata dalle banche centrali, perché è attraverso il finanziamento della liquidità al sistema bancario che esse riescono a influenzare gli aggregati monetari e i tassi di interesse di mercato (infra)[2].

Un secondo canale di creazione è l’estero: se vi è un saldo attivo della bilancia dei pagamenti, gli operatori ricevono valuta estera, che viene convertita in moneta nazionale dalla banca centrale: dunque un surplus della bilancia dei pagamenti si traduce in un’iniezione di base monetaria. Viceversa, se la bilancia dei pagamenti è in disavanzo, si ha distruzione di base monetaria.

Un terzo canale può essere il Tesoro: se vi è un disavanzo pubblico, parte di esso può essere coperto con modalità che prevedono immissione nel sistema di base monetaria. Tali modalità sono tre: 1) acquisto di titoli pubblici da parte della Banca centrale; 2) il Tesoro ha un conto corrente di tesoreria presso la Banca centrale; al fine di assicurare liquidità al Tesoro per far fronte a sfasamenti temporali fra incassi e pagamenti, la banca centrale apre una linea di credito temporanea, effettuando pagamenti per conto del Tesoro; 3) emissione di monete metalliche (di piccolo taglio) da parte del Tesoro.

Nell’Unione monetaria europea tale canale non è più previsto, è stato chiuso nel 1994 per impedire che … Leggi tutto

Milton Friedman: un keynesiano d’acqua dolce | I parte

Tratto da:” La grande deformazione: la corruzione del capitalismo in America” di David Stockman.

Quando il professor Friedman aprì il vaso di Pandora: le operazioni sul mercato aperto

In fin dei contfriedmani, Friedman abbandonò il gold standard per una rilevante ragione statalista. Proprio come Keynes, era afflitto dall’ambizione dell’economista di prescrivere la via verso un maggior reddito nazionale e una maggiore prosperità, con l’indicazione degli strumenti interventisti e, quindi, le ricette con cui ottenere tutto ciò. L’unica differenza con Keynes fu l’origine: quella dell’inglese, essenzialmente fiscalista mentre Friedman si concentrò sulle operazioni sul mercato aperto condotte dalla banca centrale quale mezzo per raggiungere la domanda aggregata e il reddito nazionale ottimali.

C’erano imponenti e molteplici ironie in quella presa di posizione. Egli pose a carico della banca centrale il compito attivo e moralmente giustificato  di comprare il debito del governo tramite la conduzione delle sue operazioni sul mercato aperto. Certo, Friedman disse che la FOMC avrebbe dovuto comprare bond e azioni ad un tasso non superiore al 3% annuale, ma quel limite era una debole barriera.

In realtà, non può essere negato che fu il professor Friedman, il fustigatore del Grande Governo, ad indicare ai banchieri centrali repubblicani la via per favorire lo stesso in vari modi. Sotto i loro auspici, la FED si rimpinzò presto delle emissioni di debito del Tesoro e tramite ciò alleviò dall’inconveniente di finanziare più spesa con più imposte.

Secondo Friedman la democrazia avrebbe prosperato in un sistema di libero mercato: aveva perfettamente ragione. Tuttavia il suo strumento preferito di promozione della prosperità, la gestione da parte della FED dell’offerta di moneta, fu molto più anti-democratica dei metodi di Keynes. L’attivismo fiscale politico era, almeno, soggetto alle deliberazioni del parlamento e, in un qualche generico senso, al giudizio elettorale da parte della cittadinanza.

Al contrario, i dodici membri della FOMC  sono quanto di più vicino ad un non eletto politburo sia possibile ottenere nel … Leggi tutto

Free Banking

Human ActionL’atteggiamento dei governi europei e dei loro Stati satelliti, in merito al settore bancario, è stato poco sincero e mendace fin dall’inizio. La falsa premura per il welfare nazionale, per il pubblico in generale (e per le povere masse ignoranti in particolare) è stata una semplice cortina di fumo. I governi volevano inflazione ed espansione creditizia, volevano boom economico e denaro a buon mercato; quegli americani che per due volte riuscirono ad eliminare la banca centrale erano ben consci dei pericoli di tali istituzioni: il loro solo peccato fu quello di non riuscire a vedere come il male che avevano combattuto si presentasse in ogni interferenza governativa nell’attività bancaria. Oggigiorno, anche lo statalista più bigotto non può negare che tutti i presunti mali del free banking siano ben poca cosa al confronto dei disastrosi effetti delle tremende inflazioni che le banche privilegiate e controllate dallo Stato attuano.

Che i governi interferirono con l’attività bancaria allo scopo di ridurre l’emissione di mezzi fiduciari e prevenire l’espansione creditizia è una favola. I governi furono guidati, al contrario, dalla sete di inflazione ed espansione creditizia: diedero privilegi alle banche perché volevano espandere i confini dell’espansione creditizia imposti dalle condizioni vigenti nel libero mercato o perché erano bramosi di una nuova fonte di entrate per l’erario. Queste due ragioni furono le loro principali motivazioni: erano convinti che i mezzi fiduciari rappresentassero un mezzo efficiente per ridurre i tassi d’interesse e chiesero alle banche di espandere il credito a beneficio sia dell’economia che dell’erario. Solo quando gli effetti indesiderati dell’espansione creditizia divennero visibili furono promulgate leggi per ridurre l’emissione di banconote (e talvolta anche di depositi) non coperti da moneta. L’implementazione del free banking non venne mai presa in considerazione, proprio perché sarebbe stato troppo efficiente nel limitare l’espansione stessa. I governanti, gli intellettuali e l’opinione pubblica erano unanimemente dell’idea che l’economia avesse una sacrosanta pretesa ad un ammontare di credito circolante considerato “normale” e … Leggi tutto

Credito e creazione di moneta

B998Estratto da Theory of Money and Fiduciary Media curato da Jörg Guido Hülsmann, con la quale ha voluto celebrare il centenario della grande opera di Ludwig Von Mises, conosciuta in Italiano come Teoria della Moneta e dei Mezzi di Circolazione.

La dissertazione di Mises sulla politica monetaria conclude la seconda parte del suo libro, che affronta le cause e le conseguenze del valore di scambio insito nella moneta in generale. Nella successiva terza parte egli particolarizza la precedente disamina focalizzandosi sulle caratteristiche peculiari della domanda e dell’offerta relative ai cosiddetti “mezzi di circolazione”.

La terza parte, nella sua interezza, può essere letta come un lungo, sistematico ed esaustivo commento sull’enorme dibattito avuto luogo nel diciannovesimo secolo tra la Currency School [Scuola di pensiero britannica  che considerava l’aumento dell’inflazione come conseguenza delle troppe banconote immesse sul mercato] e la Banking School [Scuola di pensiero britannica nata per controbattere la precedente, riteneva che una sana competitività tra banche potesse essere sufficiente per mantenere bassa l’inflazione]. Tuttavia, non ha la forma di un commentario, ma di un trattato. Mises accompagna i suoi lettori attraverso le sei grandi questioni  oggetto della disputa:

  1. La natura del credito fiduciario, con particolare attenzione alla differenza tra credito genuino (beni) e (falso) credito di mezzi di circolazione;
  2. La comprensione dei limiti, se esistenti, alla creazione di nuovi mezzi di circolazione;
  3. La cruciale questione riguardante l’elasticità della produzione di mezzi fiduciari, nel senso di comprendere se quest’ultima tenda a conciliare i cambiamenti nella domanda di moneta oppure no;
  4. Il ruolo delle riserve bancarie, atte al mantenimento dei rimborsi di mezzi fiduciari nella norma;
  5. La natura disequilibrata dei mezzi di circolazione;
  6. L’appropriata politica per gestirli.

Mises aveva annunciato questa discussione già nella prefazione alla prima edizione (soltanto in lingua originale). Scrisse infatti che la teoria portata avanti dalla Banking School si trovava ad essere meno soddisfacente della teoria della Moneta (che poteva contare sull’appoggio alle teorie di Menger e Wieser), … Leggi tutto