Il ciclo naturale: VIII parte

VII. Conclusioni

 

business_economic_cycleL’analisi sin qui svolta ci permette di concludere, in maniera molto semplice, e sulla scia di autorevoli economisti del passato, che l’andamento ciclico è la forma che lo sviluppo assume in un’economia capitalistica.

Pur riconoscendo validi i presupposti di fondo della teoria austriaca del ciclo economico, in particolare nella versione di Hayek, dobbiamo riconoscere che non è sufficiente eliminare la banca centrale e il suo ruolo di ‘inganno’ esercitato attraverso il saggio di interesse monetario al fine di annientare le dinamiche cicliche dello sviluppo.

L’introduzione sistematica del ruolo di aspettative ‘reali’, che agiscono nel tempo ‘reale’, nel senso auspicato da Ludwig Lachmann, non può che condurci verso la riscoperta delle ondate secondarie di investimenti (imitazioni e speculazioni) sulle quali si è soffermato in particolare Schumpeter. Esse, rese possibili da una politica bancaria sensibile e parte del generale sentiment positivo di una fase di espansione, corrispondono precisamente a quella parte della fase di crescita che dovrà essere liquidata attraverso una crisi di riaggiustamento.

Riteniamo pertanto valido trattenere la distinzione austriaca tra crescita sostenibile e non. Ciò che invece intendiamo superare è la credenza che nel primo caso la fase espansiva non venga seguita da una crisi. Al contario, una crisi di liquidazione avviene in entrambi i casi. Sono l’intensità e la durata della crisi a marcare la differenza. In caso di boom originatosi in modo malsano sin dal principio, gran parte dei progetti imprenditoriali di lungo respiro avviati dagli imprenditori faticheranno ad essere completati. Nel caso invece di crescita avviata in modo ‘sostenibile’, sono solo le iniziative di imitazione e speculazione che non potranno essere completate. Per cui gli effetti positive della prima parte dell’espansione non saranno cancellati. Si tratterà solo di ‘fare pulizia’. Chiamiamo questo caso ciclo naturale. Nel caso precedente, invece, si tratterà di ricostruire su un mare di macerie.

 

Articolo di Carmelo Ferlito

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Il ciclo naturale: I parte

Con quella odierna, il Mises Italia è lieto di ospitare la prima di una serie di puntate settimanali di un lungo saggio pervenuto e propostoci da Carmelo Ferlito*, inerente alla tematica, spesso dibattuta anche sulle pagine del nostro sito, della teoria del ciclo economico.

Come i lettori avranno modo di appurare sin da subito, la chiave di lettura suggerita dall’autore è del tutto sui generis, connotandosi per il suo tentativo di delineare, in maniera non propriamente convenzionale, i contorni di una teoria integrata del ciclo, caratterizzata dalla “contaminazione produttiva” della classica e secolare tradizione austriaca.

Certamente in tanti potrebbero “storcere il naso” di fronte ad una posizione che potremmo qualificare come “eterodossa” rispetto ai canoni consueti, cui abitualmente facciamo riferimento: e, a scanso di equivoci, giova premettere che un simile  punto di vista  non necessariamente collima con l’orientamento espresso dalla nostra associazione.

E pur tuttavia riteniamo utile ed oltremodo opportuno, in nome soprattutto dell’apertura mentale e dell’assenza di dogmatismo che deve pur sempre permeare l’indagine dei fenomeni sociali, consentire ai nostri lettori di avvicinarsi ad una posizione che non difetta certo di originalità, e che solo per questo merita di essere conosciuta ed apprezzata: auspicando, semmai, che la pubblicazione di una voce, per certi rispetti, “fuori dal coro” possa contribuire ad innescare e promuovere un dibattito sereno e fecondo sul tema.

 Ludwig Von Mises Italia


* Carmelo Ferlito (Verona, 1978) è Senior Fellow presso l’Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS) di Kuala Lumpur (Malaysia) e Visiting Professor presso l’INTI International College Subang, Subang Jaya, Malaysia, dove insegna Storia del Pensiero Economico.

Carmelo Ferlito si è laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Verona nel 2003, con una tesi sulla teoria del ciclo economico di Schumpeter, cui ha lavorato sotto la guida di Paolo Sylos Labini. Nel 2007 ha ottenuto presso lo stesso ateneo un Ph.D. in Storia Economica, con una tesi sul Monte di Pietà … Leggi tutto

Azione, Tempo e Conoscenza: la Scuola Austriaca di economia – II parte

Seconda parte della trascrizione della conferenza tenuta il 10 marzo 2012 in occasione della Austrian Scholars Conference ad Auburn, Stati Uniti, e riassunto del Capitolo 2 del mio ultimo libro Ação, Tempo e Conhecimento: a Escola Austríaca de Economia (Instituto Mises Brasil, São Paulo, 2011)

V. Economia

L’economia della mises_crestScuola Austriaca, così come la filosofia, l´epistemologia e la politica, deriva anch’essa da quella che noi chiamiamo triade di base – azione, il tempo e la conoscenza – e si diffonde attraverso i concetti di utilità marginale, soggettivismo e ordini spontanei, cioè gli elementi di propagazione.

Sulla base di questi elementi essenziali e propagatori seminali gli economisti austriaci da Menger in poi hanno eretto un vario e complesso edificio dal punto di vista scientifico. Una struttura che funziona perfettamente, per quanto possa essere definito “perfetto” il mondo reale nelle scienze sociali.

Vorrei brevemente esporre ciascuno dei sei campi della teoria economica che ritengo essenziali per la comprensione del pensiero austriaco.

1. Il processo di mercato

A differenza dell´economia mainstream, la Scuola Austriaca non studia mercati in equilibrio né adotta la famosa classificazione dei mercati in base alla loro “forma” (concorrenza perfetta, oligopolio, concorrenza monopolistica e monopolio). Essa presuppone invece che i mercati siano processi tendenti ad un equilibrio (perché gli attori sono razionali e imparano dagli errori) che è in continua evoluzione e che in ogni istante di tempo dinamico non viene tuttavia raggiunto.

Per capire questo aspetto è sufficiente ricordare i principali elementi della teoria. In primo luogo, i mercati sono mossi da azioni dei suoi partecipanti, sia sul lato della domanda che dell’offerta. In secondo luogo, l’azione umana si svolge nel tempo dinamico e ogni istante è un’occasione di apprendimento. In terzo luogo, le operazioni di mercato sono effettuate in condizioni di limitazione e di dispersione della conoscenza. In quarto luogo, i mercati sono ordini spontanei, soggetti quindi a cambiamenti continui. In quinto luogo, l’azione umana è soggettiva.

Come … Leggi tutto

Un nuovo percorso per Macroeconomisti

Gennaio è quel happy new yearperiodo dell’anno in cui si propongono soluzioni, miglioramenti che guideranno il vostro comportamento nel corso dei prossimi dodici mesi e che, auspicabilmente, vi permetteranno di inaugurare il prossimo anno come una persona migliore di quella che eravate una volta.

Che le soluzioni proposte a Gennaio derivino da un dono di Natale, generalmente significa che abbiamo cibo per le nostre idee, dato che incominciamo un processo di auto-miglioramento. Claudio Borio, economista della Bank International Settlements (BIS), ci ha dato un dono del genere nel suo recente lavoro “The financial cycle and macroeconomist: What we have learnt?”.

Non contento di segnalare meramente gli errori commessi dai macroeconomisti che hanno condotto alla crisi, Borio fa un passo in avanti, sottolineando tre difficoltà che i macroeconomisti incontrano quando collegano le crisi finanziarie ai cicli economici. Inoltre, fornisce al lettore tre direzioni verso cui la moderna macroeconomia dovrebbe andare, al fine di evitare tali problematiche in futuro. Tutti e sei i punti che, come vedremo in seguito, dovrebbero essere accolti dagli economisti della Scuola Austriaca, includono aspetti del ciclo economico che sono fondamentali per la Teoria Austriaca del Ciclo Economico (Austrian Business Cycle Theory – ABCT) in generale, ed in particolare per la teoria austriaca del capitale.

Tre sfide di analisi per Macro Modellisti

In primo luogo, per Borio è del tutto evidente che “il boom finanziario non dovrebbe precedere la crisi, ma ne è la causa”. Secondo Borio, l’anello di congiunzione è che il boom “semina il germe della crisi successiva”, consentendo alle vulnerabilità di accumularsi nell’economia. Una panoramica più concisa della ABCT è difficile da trovare: difatti, per i macroeconomisti aderenti alle tradizioni convenzionali, questo punto di vista è difficile da accettare. La visione dominante moderna, di shocks esogeni provenienti dal lato della domanda che moltiplicano gli effetti economici, non tiene in considerazione che l’economia si destabilizza gradualmente man mano che il boom progredisce. Al contrario, i veri sostenitori … Leggi tutto

Il mondo è impazzito?

Da ragazzino mi mises ubiratanpiaceva giocare a calcio con gli amici nel cortile di mio zio Salvatore e, quando la palla partiva nella direzione sbagliata frantumando un vetro, lui ci rimproverava tutti col suo accento calabrese: “Guardate guagliuni cosa avete fatto! Avete visto che danno? Siete forse impazziti? Per punizione starete un mese senza palla!”.

Oggi, dopo tanti anni, mi chiedo: il mondo è forse impazzito? Perché gli economisti  insistono nel rompere finestre? Perché mai Keynes ha detto che questa pratica potrebbe generare posti di lavoro? Perché non si legge Bastiat, Mises, Hayek? Se zio Turiddu fosse vivo, la giusta punizione da lui impartita a governi e banche centrali sarebbe stata: “Dimenticate Keynes e la macroeconomia tradizionale, leggete tutti i libri di Mises e degli economisti Austriaci per i prossimi cent’anni!“.

Invero, sembra proprio che il nostro vecchio mondo sia decisamente impazzito, una malattia dai diversi nomi ma tutti equivalenti: interventismo, socialismo, keynesismo, monetarismo, sviluppismo, socialdemocrazia, stato sociale, populismo …

Di certo, lungo tutta la storia economica mondiale, banche centrali e commerciali mai hanno emesso tanto denaro e convogliato tanto credito, sotto gli occhi compiacenti di un Comitato di Basilea divenuto ormai una sorta di club esclusivo a garanzia di banche centrali e banchieri. I vari governi, dal canto loro, mai avevano raggiunto debiti pubblici a livelli tanto irresponsabili quanto quelli che oggi vediamo, tutto sotto la benedizione ‘scientifica’ del keynesismo e del monetarismo: teorie economiche che hanno dimostrato, ieri come oggi, la propria incapacità di spiegare il mondo reale.

La crisi globale non è dovuta alla mancanza di credito o di regolamentazioni statali, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa! Essa non è stata provocata dai mercati, ma dai governi! Causa principale della crisi è stata l’imposizione di tassi di interesse artificialmente bassi da parte delle banche centrali, tra cui la FED e la Banca Centrale Europea.

La Teoria Austriaca del Ciclo Economico (Austrian Business Cycle Leggi tutto

A.E.I.O.U.

«Una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi avversari e facendo sì che essi vedano la luce, ma piuttosto perché i suoi avversari alla fine muoiono, e una nuova generazione cresce avendo familiarità con la novità.»

Max Planck

«Un uomo che, insieme a Friedrich von Hayek, ha mostrato come, attraverso un ragionamento sufficientemente rigoroso, l’irrilevante possa essere convertito nell’assurdo.»

John Kenneth Galbraith su Ludwig von Mises

Il 4 febbraio 1936stemma mises, compare nelle librerie l’opus magnum di John Maynard Keynes, la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.  L’Italia littoria si è lanciata alla conquista del “posto al sole” e, se un impero che si avvia a risorgere “sui colli fatali di Roma”, un altro, ben più minaccioso, muove i suoi primi passi, cadenzati e marziali, avviandosi a rimilitarizzare la Renania. La Grande Depressione è entrata nel suo settimo anno e i Governi, somministrate varie terapie, stanno cedendo alla tentazione dello stimolo più efficace, la rottura di finestre su scala massima: la guerra. Eppure, quella che andrebbe, invero, chiamata Apologia e teoria generale dell’intervento pubblico fa ben più che scalar le classifiche delle vendite: con la rapidità dell’incendio in una prateria, nel mondo accademico prende a diffondersi la “rivoluzione keynesiana”.

E’ un caso eclatante di rivoluzione scientifica, ossia di sostituzione di una teoria dominante con un’altra, e conseguente revisione dell’intero corpus di acquisizioni. Com’è usuale in circostanze simili, non è affatto necessario che la nuova teoria sia “più vera” della precedente – che spieghi tutto ciò che questa spiegava e ne risolva qualche difetto – ma basta che lo sembri. La Grande Depressione, ripeto, è entrata nel suo settimo anno, la legge di Say si sta dimostrando non vera, quindi una teoria che si fonda sulla sua sovversione ha ottime possibilità di imporsi; il che sarebbe vero anche per l’alternativa “offertista”, rappresentata da von Hayek, se non fosse per le masse di … Leggi tutto

International Accounting Standards e ciclo economico austriaco: considerazioni

Non dobbiamo scordare che un elemento centrale del recente periodo di espansione artificiale è stata una graduale corruzione, nel continente americano così come in Europa, dei principi tradizionali della contabilità qual è stata praticata per secoli in tutto il mondo.

Per la precisione, la scelta di accettare gli International Accounting Standards (IAS) e il loro recepimento legislativo in diversi Paesi (in Spagna, tramite il nuovo Schema Generale di Bilancio, in vigore dal 1 Gennaio 2008) hanno comportato l’abbandono del tradizionale principio della prudenza e la sua sostituzione con il principio del fair value nella stima del valore delle attività, specialmente finanziarie. In quest’abbandono del tradizionale principio della prudenza, un ruolo di primo piano è stato giocato da intermediari, banche d’investimento (che ora sono in via d’estinzione) e, in generale, da tutte le parti interessate a “gonfiare” i valori di libro per renderli più vicini a valori del mercato azionario, asseritamente più “obiettivi”, che, nel passato, sono cresciuti di continuo, in un processo economico di euforia finanziaria.

In realtà, durante gli anni della “bolla speculativa”, questo processo è stato contraddistinto da un circolo vizioso: i valori in ascesa del mercato azionario venivano immediatamente registrati nel libri e, a quel punto, tali scritture contabili erano sfruttate per giustificare ulteriori incrementi artificiosi nei prezzi delle attività finanziarie quotate sul mercato.

In questa folle corsa ad abbandonare i princìpi contabili tradizionali e a rimpiazzarli con altri più “al passo coi tempi”, è diventato normale valutare  società basate su ipotesi non ortodosse e criteri puramente soggettivi, che, nei nuovi standard, prendono il posto del solo criterio realmente oggettivo (quello del costo storico). Ora, il collasso del mercato finanziario e la generale perdita di fiducia, da parte degli operatori, nelle banche e nelle loro pratiche contabili, hanno rivelato il grave errore insito nella resa agli IAS e al loro abbandono dei princìpi contabili tradizionali fondati sulla prudenza: l’errore di indulgere ai vizi di una contabilità creativa, … Leggi tutto

Tutto il potere allo stato! Follìa monetaria al FMI

Non si può sfuggire all'onnipresente senso di crisi di questi giorni. L'apocalisse imminente non solo si auto-annuncia negli eventi reali; la proliferazione di schemi ancora più folli, deputati a "risolvere i nostri problemi" ne è un altro segnale lampante. Forse non dovrebbe sorprenderci se, in un momento storico in cui le più potenti banche centrali del mondo hanno mantenuto i tassi d'interesse a zero per anni e continuano a stampare quantità di moneta che vanno semplicemente oltre l'immaginazione umana (trilioni? quadrilioni?), sperando coraggiosamente che questa volta finirà diversamente, le persone hanno la sensazione che la scienza economica non si basi su certezze assolute, che sia semplicemente un esercizio senza limiti di creatività.

Gli investimenti “determinano” i risparmi?

Tutto si può imputare a Marcello De Cecco [La crescita o l'austerità? La lezione americana, in La Repubblica – Affari & Finanza, 10 Dicembre 2012, pag. 1], fuorché la scarsa chiarezza. Ma prego il cortese lettore di sottolineare quel Tutto: il solo dato lampante dell'articolo, infatti, è l'intento dell'Autore di scrivere un peana pro-Keynes e anti-austerità. Se, però, si viene ai termini del ragionamento, "grande confusione sotto il cielo".

L’intervento pubblico non è la via d’uscita dalla crisi!

Prima dell’avvento del Keynesismo, quasi tutte le recessioni duravano poco dal momento che i produttori era lasciati liberi di ricombinare le tessere del puzzle in combinazioni migliori. È proprio la mancanza di fiducia nel mercato, assieme alla mal riposta fiducia nel processo politico, prodotti dalla dottrina keynesiana ad averci portato a pensare che uno stimolo pubblico sia necessario ed efficiente per farci uscire dalla crisi. Hayek e gli Austriaci, invece, ci hanno dato buone ragioni per pensare altrimenti.