Liberalismo classico & anarcocapitalismo

In questo primo decennio del XXI secolo, il pensiero liberale, sia nei suoi aspetti teorici sia in quelli politici, si è trovato a un bivio storico. Sebbene la caduta del muro di Berlino e del socialismo reale, iniziata nel 1989, apparve annunciare “la fine della storia” (per usare la sfortunata e pretestuosa frase di Francis Fukuyama) oggi, e in molti aspetti più che mai, lo statalismo prevale in tutto il mondo accompagnato dalla demoralizzazione degli amanti della libertà.

Un “aggiornamento” del liberalismo è pertanto d’obbligo. È giunto il momento di rivedere completamente la dottrina liberale e aggiornarla alla luce degli ultimi progressi della scienza economica e dell’esperienza offerta dagli ultimi eventi storici.

Questa revisione deve cominciare col riconoscimento che i liberali classici hanno fallito nel tentativo di limitare il potere dello Stato e che oggi la scienza economica è in grado di spiegare l’inevitabilità di questo fallimento. Il successivo passo è quello di concentrarsi sulla teoria dinamica dei processi di cooperazione sociale promossi dall’imprenditorialità che danno origine all’ordine spontaneo del mercato. Questa teoria può essere ampliata e trasformata in un’analisi completa del sistema anarcocapitalistico della cooperazione sociale che si rivela come l’unico sistema veramente vitale e compatibile con la natura umana.

In questo articolo analizzeremo in dettaglio questi argomenti, insieme a una serie di ulteriori considerazioni pratiche sulla strategia scientifica e quella politica. Inoltre, utilizzeremo questa analisi per correggere alcuni comuni fraintendimenti ed errori di interpretazione.

L’errore fatale del liberalismo classico

L’errore fatale dei liberali classici consiste nel non aver capito che il loro ideale è teoricamente impossibile, in quanto contiene il seme della propria distruzione, precisamente nella misura in cui include la necessaria esistenza di uno stato (anche minimo) come unico agente di coercizione istituzionale.

Pertanto, i liberali classici commettono un grande errore nell’approccio: vedono il liberalismo come un piano d’azione politica e un insieme di principi economici, il cui scopo è limitare il potere dello stato accettandone l’esistenza … Leggi tutto

Un altro giorno nell’Europa regolamentata

flagsEra stata una notte tranquilla in Europa, dove tutte le donne sono forti, gli uomini sono di bell’aspetto, e i bambini sono sopra la media. Martin si svegliò nel suo letto regolamentato Ue e guardò attraverso la finestra regolamentata dall’Ue. Quella notte, Martin aveva dormito come un bambino grazie alle 109 normative comunitarie in materia di cuscini, alle 5 regolamentazioni comunitarie in materia di federe, e alle 50 leggi Ue che regolamentano i piumoni e le lenzuola.

Martin andò a lavarsi i denti con lo spazzolino da denti regolamentato da 31 leggi europee. Dopodiché il nostro uomo regolamentato dall’Ue andò nella sua cucina regolamentata Ue per afferrare una mela Classe 1 regolamentata Ue. Per il bene della società, l’Ue ha definito ciò che attualmente è un frutto di “Classe 1”: per classificare una mela di ‘varietà rossa’ come “Classe 1” il 50% della sua superficie deve essere rossa.

Per classificare una mela di ‘colorazione mista di varietà rossa’ come mela di “Classe 1” il 33% della sua superficie deve essere di colore rosso, e così via per le 3 classi di qualità e le 287 varietà di mele con nome individuale. Martin mangiò frutta e verdura perché il governo gli ha detto che è la cosa giusta da fare.

Accese il televisore e ascoltò con attenzione il messaggio governativo ‘mangia cinque porzioni di frutta e verdura’. La mela di Martin non era molto gustosa, ma almeno era controllata da un’autorità centrale europea. ‘Non è fantastico’, pensò Martin, ‘l’UE si prende cura del nostro cibo. Ora possiamo mangiare prodotti solo belli e sicuri!’.

Martin sta pagando il 40% in più per il suo cibo a causa delle politiche agricole altamente protezionistiche dell’Unione europea, ma è il prezzo che si deve pagare per la civiltà. Martin non riusciva a capire le critiche spurie verso la regolamentazione del super-Stato europeo. Le regolamentazioni sono necessarie, sono le regole del gioco, senza di Leggi tutto

Quattro motivi per cui la spesa pubblica è anche peggiore delle tasse

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All’approssimarsi delle annuali scadenze fiscali, ci ricordiamo di quanto dolorose siano le imposte sul reddito. Ce lo fa ricordare non solo la ricchezza che ci viene tolta, ma anche tutto il tempo e l’energia che devono essere impiegati per aiutare il governo federale a stabilire quanto debba prelevarci nell’anno.

L’imposta sul reddito è peraltro solo una parte dell’equazione. Le tasse sugli stipendi, sulle società, le accise ed i dazi sono tutte tasse federali che ciascuno di noi paga, sia che paghi un’imposta sul reddito o meno.

Non c’è bisogno di essere titolare di azienda per pagare le imposte sulla società. Quando un’impresa paga le imposte sulla società, i clienti e gli impiegati sono comunque danneggiati in termini di stipendi più bassi e prodotti più costosi. Non c’è bisogno di essere un importatore per pagare i dazi in quanto questi finiscono per riversarsi sui consumatori in termini di maggiori prezzi e minori quantità di beni disponibili. E non c’è bisogno di essere un automobilista per pagare le accise sul carburante. Ogni bene e servizio che per il trasporto fa affidamento sul carburante ci costa di più proprio a causa di questa tassa.

Del resto, non sono comunque le tasse la parte peggiore dell’equazione tra tasse e spesa. Ciò che il governo fa con il denaro – una volta che ce l’ha – è assai peggio e deleterio, sia politicamente che economicamente.

 

Motivo 1: Non c’è modo di allocare razionalmente il denaro derivante dalle tasse

Una volta che il denaro è stato tolto al possessore attraverso le tasse, il denaro abbandona il regno del mercato e dei prezzi di mercato. I fondi derivano non da risorse acquisite attraverso lo scambio volontario, ma attraverso una transazione coercitiva alle cui spalle c’è la minaccia delle sanzioni e del carcere.

A questo punto, il denaro è già stato allocato in maniera inefficiente perché è stato distribuito (con l’uso della forza) indipendentemente dalla … Leggi tutto