La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte V

Quinta ed ultima parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri. Si prosegue con l’analisi estesa del fenomeno del prestito a interesse, nonchè della sua rilevanza in un’ottica di etica cristiana.

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[… segue dalla parte IV]

Dal XIII al XVI secolo, i teologi scolastici hanno cominciato ad approfondire l’insegnamento della Chiesa sul tema dell’usura, applicando intelletto e ragionamento logico alla questione dell’interesse. Le loro tesi, se sviluppate sino alle loro logiche conclusioni, (cosa che di solito non avveniva), tendevano a far vacillare l’intera proibizione di esigere interessi. Si tratta di un argomento molto complesso su cui sono stati scritti ponderosi volumi, quindi affronteremo solo alcuni dei punti più importanti.

È opinione comune che col Cardinale Ostiense, il canonista del XIII secolo che fu ambasciatore sotto papa Innocenzo IV, si sia aperta una breccia significativa nel divieto di prestare con gli interessi. L’Ostiense introdusse il concetto di lucrum cessans (lucro cessante), che consentiva di chiedere interessi come compenso del profitto cui chi concedeva il prestito rinunciava, in quanto non più in grado di investire personalmente i fondi prestati per la durata del prestito stesso. Questo è, in sostanza, un riconoscimento del concetto economico di costo di opportunità. La tesi dell’Ostiense ebbe grande rilevanza. «Per la prima volta in assoluto», scrive Noonan, «all’uomo d’affari onesto venne dato un motivo legittimo per chiedere il pagamento di interessi oltre alla restituzione del capitale.»72

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriTuttavia l’Ostiense previde questa eccezione solo nel caso di chi non concedeva prestiti abitualmente ma lo faceva come forma di carità; e non a chi prestava denaro per guadagnarsi da vivere. Anche Pierre de Jean Olieu (12481298), che era d’accordo con la posizione dell’Ostiense sul lucrum cessans, limitò questa concessione a chi concedeva prestiti non abitualmente.73

Fu solo questione di tempo prima che … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte IV

Quarta parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri. L’autore inizia qui ad affrontare uno degli argomenti centrali della critica cristiana al tema monetario: il “ricavar denaro dal denaro”, ovverossia la pratica dell’usura.

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Inflazione: altri approcci cattolici

Gli argomenti presentati sin qui sono alla base delle accuse rivolte a ogni sistema di valuta a corso forzoso, sia che si tratti del sistema vigente o delle alternative proposte da alcuni ben noti cattolici. Numerosi commentatori cattolici tradizionali hanno correttamente concluso che vi è qualcosa di profondamente sbagliato nell’attuale sistema monetario statunitense. Ma quando passano a dire con cosa lo sostituirebbero, questi pensatori hanno a volte dimostrato un minore rigore intellettuale.

Padre Charles Coughlin, ad esempio, che ha goduto di una certa popolarità durante gli anni ’30 del Novecento e le cui opere sono da alcuni ammirate anche ai nostri giorni, in pratica ha auspicato una maggiore inflazione di quella che si verificava nel sistema esistente. Una proposta del genere avrebbe avuto come conseguenza tutti i problemi che abbiamo sopra descritto, e su scala più vasta.

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriLo stesso tipo di proposta, secondo la quale il governo dovrebbe controllare la massa monetaria direttamente e non attraverso la Banca centrale, è stato avanzato da padre Denis Fahey, un personaggio ancor più popolare fra i tradizionalisti. Su alcuni argomenti padre Fahey aveva realmente validi contributi da dare, ma per quanto riguarda la moneta sarebbe stato meglio se non avesse mai pubblicato i suoi suggerimenti circa una valuta a corso forzoso a emissione statale. Quasi tutte le argomentazioni da lui presentate in Money Manipulation and Social Order sono sbagliate. (Forse la cosa peggiore è che in numerose occasioni cita Gertrude Coogan, le cui opinioni in campo monetario sono quanto di più eccentrico.)43

Coughlin ha decisamente enfatizzato troppo il concetto della “proprietà … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte III

Terza parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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Il ciclo economico

Oltre a tutti gli svantaggi di ordine pratico e morale che abbiamo ricordato, la moneta a corso forzoso può anche provocare il fenomeno noto come ciclo economico – ovverosia la tendenza a passare dal boom alla recessione – cosa che non avverrebbe con la moneta-merce. A questo punto prendiamo in esame la teoria del ciclo economico della Scuola austriaca, per la formulazione della quale F.A. Hayek, rielaborando una teoria enunciata da Ludwig von Mises, vinse il premio Nobel per l’economia nel 1974.

Rothbard sostiene che qualunque teoria del ciclo economico deve quanto meno spiegare due cose. Primo, deve rendere conto dell’improvviso verificarsi di errori imprenditoriali nel momento culminante di una recessione o di una depressione. Il mercato possiede un naturale meccanismo intrinseco che porta a togliere di mezzo coloro che prendono cattive decisioni imprenditoriali, e a favorire sistematicamente quanti sanno prevedere meglio. Gli imprenditori conservano e ampliano i loro profitti grazie alle loro superiori capacità di previsione e alla loro abilità nell’anticipare le richieste del mercato; quanti invece non possiedono queste capacità subiscono delle perdite o sono costretti a ritirarsi dagli affari. Resta quindi da spiegare come mai tanti uomini d’affari compiano improvvisamente e contemporaneamente macroscopici errori imprenditoriali.31 (Secondo la teoria della Scuola austriaca, come vedremo, il motivo è da individuarsi in un fattore comune a tutti – nella fattispecie un tasso d’interesse artificialmente basso provocato dalle politiche inflazionistiche di una Banca centrale – che li fuorvia inducendoli a prendere decisioni sbagliate.)

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriSecondo punto: una corretta teoria del ciclo economico deve tener conto di un altro dato empirico circa le depressioni economiche, cioè che esse colpiscono le industrie di beni capitale, o beni strumentali, molto più pesantemente di quanto non facciano con le … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte II

Seconda parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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Valuta a corso forzoso e sistema bancario centrale: problemi morali

All’immoralità della confisca su vasta scala della proprietà privata necessaria all’introduzione di una valuta a corso forzoso bisogna aggiungere i problemi morali associati all’inflazione. Per inflazione, erroneamente descritta da molti come un aumento dei prezzi (che è un effetto dell’inflazione), si intende un aumento della quantità di denaro circolante non accompagnato da un aumento della moneta-merce. (In un regime di moneta-merce, per inflazione si intende un incremento delle banconote non garantite da moneta metallica; in un regime di valuta a corso forzoso, che non ha copertura aurea, per inflazione si intende un incremento della quantità di cartamoneta in circolazione.) La moneta-merce costituisce un controllo interno contro l’espansione monetaria. La richiesta, sempre possibile da parte dei depositanti, di convertire i loro biglietti in oro, impedisce ogni sostenuto incremento inflazionistico dell’offerta di moneta. Ma se i depositi sono convertibili soltanto in carta senza valore viene meno un controllo fondamentale sull’espansione monetaria. L’oro ha la prerogativa di essere disponibile in quantità limitata e impossibile da contraffare. Invece non esistono praticamente limiti alla quantità di carta che può essere stampata e stampigliata come moneta.

Spesso trascurati dalle analisi che non sono opera della Scuola austriaca sono gli effetti di distribuzione (a volte chiamati “effetti Cantillon” dal nome del grande economista del XVIII secolo Richard Cantillon) dell’inflazione. Si ritiene abitualmente che l’inflazione dell’offerta di moneta abbia come conseguenza un aumento dei prezzi (o, quanto meno, determini prezzi più elevati di quelli che si sarebbero avuti in assenza di inflazione). Ma l’aumento dei prezzi associato all’inflazione non si verifica in uno stesso momento, incidendo in ugual modo su tutti i beni dell’intera economia. Il denaro aggiuntivo non penetra l’economia in modo uniforme, con … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte I

Prima parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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III. Moneta e Banca

Nessun discorso sull’economia sarebbe completo se non prendesse in considerazione il denaro e il sistema bancario. L’argomento è particolarmente importante per i nostri scopi, non soltanto perché ovviamente il denaro è alla base di qualunque economia che sia progredita oltre il livello più primitivo, ma anche perché esiste molta confusione al proposito anche tra individui ragionevolmente istruiti. Malgrado i teologi tardoscolastici avessero ben afferrato i concetti di denaro e inflazione, alcuni scrittori cattolici più recenti, ancora oggi oggetto di ammirazione da parte di alcuni cattolici tradizionalisti, hanno presentato suggerimenti per una riforma monetaria che se venisse attuata avrebbe conseguenze devastanti. È molto probabile che sul tema della moneta siano state formulate teorie più eccentriche di quanto sia mai stato fatto per qualunque altro argomento economico.

Per l’introduzione del denaro non è stato necessario alcun intervento dello Stato né alcuna direttiva centralizzata. Il denaro esiste grazie all’intervento della ragione, che permette all’uomo di riconoscere i vantaggi che gli derivano quando un bene estremamente negoziabile diventa un mezzo di scambio: esso riduce considerevolmente gli ostacoli insiti in un sistema basato sul baratto che si frappongono a un commercio reciprocamente vantaggioso, facilitando così un’acquisizione molto più snella dei vari beni di cui si abbisogna.

Sono ben noti i limiti e le difficoltà di un’economia basata sul baratto – ossia di un’economia in cui i beni e i servizi vengono scambiati direttamente e non attraverso un mezzo di scambio. Nel sistema basato sul baratto, perché possa avvenire una qualunque transazione occorre quella che gli economisti definiscono una duplice coincidenza di bisogni. Una persona che cercasse due uova strapazzate ma fosse in grado di offrire in cambio soltanto un frisbee, dovrebbe trovare un’altra persona che non soltanto disponesse … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte III

Terza parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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Legge economica

Lo stesso individuo che purtroppo liquida Mises e Rothbard prosegue condannando la posizione austriaca sulla legge economica. La «crociata originale austriaca», scrive Sharpe, «doveva difendere la validità della “legge” economica contro la Scuola storica tedesca di economia, la quale sosteneva che tali leggi erano un parto della fantasia. Ma le “leggi” di cui parlava la Scuola austriaca non hanno assolutamente niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica».47

È difficile comprendere cosa Sharpe intende dire quando afferma che le leggi economiche degli Austriaci non hanno «niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica». Forse vuole banalmente dire che la legge sull’utilità marginale decrescente, per esempio, non ha niente a che fare direttamente con la fede cattolica. È certamente vero, ma lo stesso può dirsi di molte cose di valore temporale. Inoltre, le leggi economiche derivano da un assioma che si può facilmente far risalire a san Tommaso. In ogni caso non c’è sicuramente niente di sbagliato nello studiare una varietà di argomenti, sia che abbiano o no direttamente a che fare con la fede.

Forse, d’altra parte, Sharpe intende che le leggi economiche della Scuola austriaca, e il metodo filosofico dal quale esse derivano, sono in effetti in qualche modo antagonistiche rispetto alla fede cattolica o incompatibili con essa. L’aspetto più paradossale di tale attacco è che le più diffuse critiche mosse a Mises vengono proprio da pensatori “moderni” che lo considerano troppo scolastico. Come spiega David Gordon: «Si deve largamente all’influenza della logica positivista sulla filosofia americana se la maggior parte degli economisti americani rifiuta la prasseologia. Essi considerano il metodo di Mises come antiquato e Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte I

Prima parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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I. In difesa dell’economia

Uno degli aspetti caratteristici del pensiero cattolico che si è sviluppato nel corso dei secoli è rappresentato dall’enfasi posta sulla ragione. La mente umana, secondo questa tradizione, è capace di comprendere un mondo regolato da un ordine che esiste al di fuori di essa. L’uomo è in grado di astrarre “concetti universali” dagli innumerevoli oggetti e dati sensoriali che gli si manifestano, e portare così ordine nel caos dei soli dati, al di sopra del quale i semplici bruti non potranno mai elevarsi.

Nella Bibbia e nei testi dei Padri della Chiesa la regolarità con cui si verificano i fenomeni naturali viene indicata come un riflesso della bontà, della bellezza e dell’ordine di Dio. Infatti, se il Signore «ha ordinato le meraviglie della sua sapienza», questo è solo perché «egli è da sempre e per sempre» (Siracide 42,21). «Il mondo», scrive Stanley Jaky riassumendo la testimonianza del Vecchio Testamento, «essendo opera di una Persona sommamente raziocinante, è dotato di legittimità e di scopo.» Questa legittimità è visibile tutt’intorno a noi. «Il regolare avvicendarsi delle stagioni, l’infallibile corso delle stelle, la musica delle sfere, il movimento delle forze della natura secondo un ordine prestabilito, sono tutti opera di quell’Uno nel quale soltanto si può confidare incondizionatamente.» Lo stesso vale per i riferimenti di Geremia al costante ripetersi dei raccolti come dimostrazione della bontà di Dio, o il parallelo che egli traccia «fra l’infallibile amore di Yahweh e le regole eterne tramite le quali Egli ha fissato il corso delle stelle e l’avvicendarsi delle maree.» 1

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriDio e la Bibbia sono anche teleologici: le cose, cioè, hanno uno scopo. Non sta all’uomo definire, ad esempio, quali sono gli scopi del matrimonio e della sessualità secondo … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte III

Terza e ultima parte dell’introduzione di Carlo Lottieri a La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri. Seguiranno le puntate dedicate ai capitoli I e III dell’opera.

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5. La lezione austriaca e l’eredità greco-cristiana

Le tesi di Woods hanno suscitato aspre critiche nel mondo cattolico americano, ma è interessante rilevare come le accuse più veementi siano venute soprattutto dagli ambienti tradizionalisti (di cui pure egli, per tanti versi, è parte). Studiosi cattolici conservatori come Thomas Fleming e Thomas Storck, tra gli altri, hanno contestato il fatto che Woods abbia giudicato negativamente alcuni pronunciamenti della Chiesa su questioni assai particolari, opponendo su quegli specifici punti (come dicevo, è questo ad esempio il caso del commercio internazionale) argomenti propri della scienza economica. L’accusa sarebbe quella di disconoscere l’autorità dei papi, che avrebbero sempre predicato le stesse dottrine economiche, e per giunta di farlo in nome di un liberalismo che la Chiesa ha sempre condannato. 28 Quanti contestano Woods non mancano neppure di rilevare che ogni sistema economico esigerebbe un quadro politico-giuridico, definito da precise regole morali e quindi anche tale da poter fare emergere comportamenti economici del tutto lontani da quelli previsti dalla scienza economica professata da Woods: non già dominati da logiche individualiste, ma aperti a uno spirito più cooperativo e solidale, del tutto in linea con una certa forma di interventismo statale.
In realtà, Woods è molto attento nel distinguere l’insegnamento teologico e la stessa dottrina morale cattolica, da un lato, e le concrete applicazioni economiche che in vario modo si possono far derivare, dall’altro. Egli sembra ugualmente consapevole che gli attori economici operano sempre entro definiti quadri giuridici, ma questo certo non basta a negare l’esistenza di leggi economiche: le quali esistono sicuramente, anche se gli esseri umani le conoscono assai imperfettamente.

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibri

È pure curioso che i critici de La Chiesa e Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte II

Prosegue la pubblicazione a puntate de La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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3. Capitalismo e cattolicesimo

Alla luce di queste considerazioni può sembrare difficile pensare che ci siano stati cristiani e cattolici disposti a dare credito ad un’idea di libertà che sfocia nella licenza e nell’arbitrio, che permette ogni forma di aggressione, che sottrae all’individuo ogni barriera protettiva e, infine, che giunge a “legalizzare” il furto e l’aggressione.

Eppure questo è avvenuto più volte, anche a causa del fatto che il dibattito sul rapporto tra capitalismo e cristianesimo è stato in larga misura viziato dall’imporsi di alcune particolari interpretazioni della modernità.

In primo luogo, non di rado si è identificata l’età moderna (certamente segnata da un deciso processo di secolarizzazione) con il capitalismo liberale. Tutto quanto contrassegna le società post-medievali, quindi, sarebbe da imputarsi alle logiche di mercato: anche se è evidente che nelle società contemporanee occidentali la statualità prevale sul rispetto dei diritti di proprietà e della libertà contrattuale. Il moderno, insomma, è più nel segno del potere statale che della libertà dei singoli.

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibri

Oltre a ciò, da più parti si afferma – pur senza disporre di particolari argomenti in merito – che vi sarebbe nel capitalismo, inteso quale società basata su proprietà e mercato, una connaturata avversione per la spiritualità.

E questo perché se la modernità è ad un tempo capitalistica e secolarizzata, il capitalismo avrebbe in sé qualcosa di intimamente anticristiano.

In realtà tale analisi è opinabile da più punti di vista: perché non è vero che la modernità sia primariamente segnata dalle logiche liberali del capitalismo (e non invece da ciò che gli si oppone: il potere statale), perché non è vero che l’Occidente capitalistico sia tutto e egualmente secolarizzato (si pensi alla vitalità delle comunità cristiane negli Stati Uniti, ad esempio), e soprattutto perché non si … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte I

Con piacere avviamo oggi la pubblicazione a puntate settimanali dei capitoli I e III de La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri a cui siamo grati per averli licenziati. Ad essi si accompagna la preziosa introduzione del Prof. Carlo Lottieri, docente di Filosofia Politica presso l’Università di Siena, che qui in calce inaugura la serie.

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INTRODUZIONE:

LA FEDE IN CRISTO E LE RAGIONI DELLA LIBERTA’ DI MERCATO

di Carlo Lottieri

 

La pubblicazione in lingua italiana de La Chiesa e il mercato rappresenta un’utile occasione per approfondire il dibattito sul rapporto tra fede cristiana e società liberale, troppo spesso viziato da semplificazioni e superficialità.

Specialmente in culture come quella italiana o francese (ma per la verità anche in altre parti del mondo), a lungo si è assistito ad una polarizzazione tra i fautori di un liberalismo agnostico (quando non apertamente avverso alla religione) e un mondo cattolico desideroso di trovare nel potere statale il braccio secolare di una propria riaffermazione. Quello che ne è derivato è un aut aut assai poco difendibile, come Woods evidenzia, sia sul piano storico che su quello teorico.

Studioso cattolico e libertario, vicino a posizioni tradizionaliste in àmbito religioso 1 e fautore di un ordine politico ispirato a un’intransigente difesa della società di mercato (secondo la lezione di Ludwig von Mises e Murray N. Rothbard), Thomas Woods interpreta una prospettiva assai originale, che è bene oggi possa essere accostata anche dai lettori italiani, poiché è in condizione di sovvertire tanti luoghi comuni e aprire ad una diversa comprensione della realtà.

 

1. Quale libertà?

Il tema della libertà occupa certamente una posizione fondamentale all’interno della cultura cristiana e più specificamente cattolica.

Da sant’Agostino d’Ippona a san Tommaso d’Aquino, per limitarsi a citare i due maggiori protagonisti della riflessione teologica e filosofica della cultura cristiana, la libertà appare strettamente … Leggi tutto