Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte settima)

Il quadro dei fattori causali e concomitanti che si accompagnano al controllo statale sull’economia, al militarismo e ad una proposta solo in apparenza innocente come la leva civile obbligatoria, però, non sarebbe completo se trascurasse la politica monetaria.

Dopotutto, Bretton Woods (realizzante il processo di dollarizzazione degli scambi commerciali esteri), il Piano Marshall (con l’invio di aiuti finanziari incanalati verso istituzioni corporative amiche) o il Trattato Nord Atlantico (con la fondazione della Nato e l’installazione di basi militari e personale statunitense in Europa in funzione antirussa) non sarebbero stati possibili senza l’azione manipolatrice della Federal Reserve, ovvero di un cartello legalizzato di banche gestenti la moneta per conto del governo federale.

Stampando dollari senza alcun controvalore, la Fed alimenta l’inflazione dei prezzi, le bolle finanziarie di Wall Street, le grandi opere, le spese domestiche welfariste e quelle estere warfariste (in particolare ciò che FDR chiamò «l’arsenale della democrazia» e che qualche anno più tardi Dwight Eisenhower ribattezzò il «complesso militare-industriale»).

La banca centrale è il motore di ogni Stato corporativo; senza di essa non sarebbe stato possibile per il Tesoro statunitense attuare il Troubled Asset Relief Program (TARP), nazionalizzando il sistema bancario in difficoltà e acquisendo i titoli tossici sul mercato. Tale salvataggio del 2008, dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime, non è dissimile per logiche da quelli compiuti dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), istituito nel 1933 da Mussolini (sotto l’egida di Alberto Beneduce, economista di formazione socialista) per evitare il crollo del sistema creditizio italiano investito dalla crisi del 1929, attraverso il salvataggio delle banche e delle aziende a loro connesse.

Come ha scritto David Gordon recensendo il libro Fascism versus Capitalism:

«Al centro del fascismo risiede il controllo statale dell’economia. Come Mises sottolinea, il socialismo può realizzarsi mentre rimane un simulacro di capitalismo. In questo tipo di socialismo, il governo impone decisioni economiche, mentre degli apparenti imprenditori devono obbedire agli ordini.

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Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte sesta)

Flynn non si accontentò di suonare l’allarme per la penetrazione del fascismo nell’animo del popolo americano: egli ricercò le cause di questa minaccia, volle capire come e perché si fosse arrivati a questo tipo di ideologia; e intuì come alla radice di tutto vi fosse l’efficace propaganda che presentò il New Deal come soluzione ai problemi economico–sociali americani:

«I pianificatori hanno avuto un bel po’ di sostegno da parte di persone senza cervello sulla base della semplice intuizione di senso comune riguardo l’idea della pianificazione vista come saggio percorso per tutti gli esseri umani. Ma i promotori dell’idea della pianificazione stavano pensando a qualcosa di molto diverso. Stavano pensando ad un cambiamento nella nostra struttura della società, tramite il quale il governo si sarebbe inserito negli affari economici, non solo come poliziotto, ma come partner, collaboratore e banchiere. Ma l’idea generale era, innanzitutto, quella di riordinare la società trasformandola in un’economia pianificata e coercitiva al posto di un’economia libera, dove le imprese si sarebbero raccolte in grandi associazioni o in un’immensa struttura corporativa, combinando gli elementi di autogoverno e supervisione governativa con un sistema economico nazionale controllato dalla forza pubblica, atto a far rispettare tali decreti».

Insomma, la nuova organizzazione della società voluta da Franklin Delano Roosevelt per mezzo del New Deal avrebbe portato gli Stati Uniti, secondo Flynn, a un autentico regime fascista: grandi industrie riunite in cartelli amministrati dal governo, prezzi e salari controllati, spesa pubblica crescente, vasti progetti di opere pubbliche e una larga fetta di popolazione alle dipendenze dirette del governo; in pratica, uno Stato costruito sul modello corporativo teorizzato e realizzato da Mussolini in Italia.

Nel 1948, Flynn scrisse The Roosevelt Myth, dove confutò la propaganda governativa degli anni Trenta distorcente la realtà dei fatti sui miseri risultati del New Deal. Nel pamphlet di Garrett, The Revolution Was, del 1938, troviamo forse una delle più chiare analisi e denunce dell’operato totalitario prodotto Leggi tutto

Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte prima)

Nei giorni scorsi il ministro della difesa italiana Roberta Pinotti, a margine della sfilata degli Alpini a Treviso, ha proposto una qualche forma di leva obbligatoria, declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti quali la sicurezza sociale: «non più solo nelle Forze armate ma con un servizio civile che divenga allargato a tutti».

Il ministro ha proseguito affermando che il tema «non è un dibattito obsoleto», tanto più che in Europa «si è riaperto non solo in Svezia ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron». Il ministro, pur sottolineando che «per le missioni internazionali abbiamo bisogno di militari professionalmente preparati e qui la leva obbligatoria non sarebbe lo strumento più idoneo» (puntualizzando in seguito che «non ho parlato di leva obbligatoria, ma di un progetto degli Alpini per coinvolgere i giovani al servizio civile universale»), di fatto non ha nascosto che l’idea sarebbe di «riproporre a tutti i giovani e alle giovani di questo Paese un momento unificante, non più solo nelle Forze armate ma con un servizio civile che divenga allargato a tutti e in cui i giovani possano scegliere dove meglio esercitarlo», concludendo che «è un filone di ragionamento che dobbiamo cominciare ad avere».

La proposta Pinotti non è affatto nuova, già tre anni fa il premier Matteo Renzi (che mise la Pinotti in quel dicastero) lanciò l’introduzione di una leva universale per i giovani nel servizio civile per «dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore» attraverso il «riordino e l’armonizzazione delle diverse forme di fiscalità di vantaggio per gli enti del terzo settore», col «potenziamento del 5 per mille».

La precedente proposta renziana auspicava una leva di giovani per la «difesa della Leggi tutto