L’Ingegnere

social engineeringRiprendiamo con molto piacere una piccola serie di tre testi di Friedrich Hayek, il quale si sofferma ad analizzare il ruolo di tre differenti “mestieranti” con la lente idealistica dello scientismo; così, egli dimostra ancora una volta quanto spesso – per rinvenire le fallacie di un determinato percorso di pensieri – sia sufficiente percorrerlo. Hayek, pertanto, mostra ai pianificatori ed agli “ingegneri sociali” la banalità delle loro stesse argomentazioni. Gli altri due testi, che complimentano ed arricchiscono il sottostante, vi saranno presentati in queste stesse pagine ogni settimana per le prossime due settimane. [NdR]

L’ideale di un controllo cosciente dei fenomeni sociali ha fatto sentire al massimo grado la sua influenza in campo economico. Le radici dell’attuale popolarità della “pianificazione economica” sono direttamente rintracciabili nella prevalenza delle idee scientiste di cui abbiamo discusso. Dato che in questo campo tali ideali scientisti si manifestano nelle particolari forme che prendono nelle mani dello scienziato applicato e specialmente dell’ingegnere, sarà conveniente integrare la discussione su questa influenza con un esame degli ideali caratteristici degli ingegneri.Vedremo che l’influenza del loro metodo tecnologico, del punto di vista ingegneristico, nelle opinioni correnti sui problemi dell’organizzazione sociale, è molto più grande di quanto generalmente si percepisca. La maggior parte degli schemi per una completa trasformazione della società, dalle prime utopie al socialismo moderno, portano effettivamente il segno distintivo di questa influenza.In anni recenti questo desiderio di applicare la tecnica ingegneristica alla soluzione dei problemi sociali è diventato molto esplicito; [1] “ingegneria politica” e “ingegneria sociale” sono diventati slogan alla moda tanto caratteristici della mentalità della generazione attuale quanto la sua predilezione per il controllo “cosciente”; in Russia persino gli artisti sembrano vantarsi della definizione “ingegneri dell’anima,” imposta loro da Stalin. Queste frasi suggeriscono una tale confusione sulle differenze fondamentali fra il lavoro di un ingegnere e quello di organizzazioni sociali su più vasta scala da spingerci ad analizzare il loro carattere in modo più completo.

Dobbiamo limitarci … Leggi tutto

Pianificazione, scienza e libertà – II Parte

[Nature, no. 3759 (novembre 15, 1941), p. 581–84]

planningQuesto conflitto sui metodi corretti per il raggiungimento dello studio della società è vecchio, e solleva problemi estremamente complessi e difficili. Ma siccome il prestigio di cui gli scienziati della natura godono nei confronti del pubblico è spesso usato per gettare discredito sui risultati dell’unico sforzo sistematico e sostenuto per aumentare la nostra comprensione dei fenomeni sociali, questa disputa è una questione di sufficiente importanza da dover rendere necessario, in questo contesto, spendere alcune parole al riguardo.

Se ci fossero ragioni per sospettare che gli economisti persistano lungo la loro strada solamente per abitudine ed ignoranza dei metodi e delle tecniche che si sono mostrati così formidabilmente di successo in altri campi, allora dovrebbe essere messa seriamente in discussione la validità dei loro argomenti. Tuttavia, sono stati presentati per più di un secolo tentativi di progredire nel campo delle scienze sociali tramite una riproduzione più o meno fedele dei metodi usati nel campo delle scienze naturali.

Le stesse obiezioni mosse contro gli economisti “deduttivi”, le stesse proposte di rendere tale campo in ultima istanza “scientifico” e, dobbiamo aggiungere, gli stessi tipici errori e sbagli ingenui a cui gli scienziati naturali sembrano essere propensi, quando si avvicinano a questo campo, sono stati ripetuti e discussi più e più volte da successive generazioni di economisti e sociologi e non hanno condotto da nessuna parte. Tutti i progressi che sono stati raggiunti nella comprensione dei fenomeni sono venuti dagli economisti che hanno pazientemente sviluppato una tecnica che è andata oltre ai loro problemi particolari. Ma nei loro sforzi, essi sono stati costantemente scherniti da famosi fisici o biologi che si pronunciavano nel nome della scienza in favore di schemi o progetti che non meritavano di essere presi seriamente in considerazione. Era esprimendo una comune esperienza di tutti gli studenti dei problemi sociali quando un sociologo americano recentemente si è lamentato del fatto che … Leggi tutto

La Coscrizione come Presagio

Vi è una nuova proposta, sostenuta dalla propaganda governativa, che mi sembra congegnata per colpire le fondamenta stesse della libertà. Consiste nel voler stabilire un obbligo di addestramento militare in tempo di pace. Il potere di strappare un ragazzo alla sua casa e ai suoi affetti per sottoporlo, forzatamente, ad una completa disciplina di governo, rappresenta la più grave limitazione della libertà che si possa immaginare. Molti di coloro che hanno sostenuto quest’idea, caldeggiano l’adozione di un programma simile, sempre sotto il controllo del governo, anche per le ragazze.

Non v’è dubbio che il governo, ed in particolare i Dipartimenti di Guerra e della Marina Militare, stiano tendendo ogni nervo per garantirsi l’entrata in vigore di questa normativa. Incontri segreti si stanno tenendo al Palazzo del Pentagono e altrove. Recentemente, le rappresentanti di una quarantina o più organizzazioni femminili sono state invitate in questi uffici, e si dice siano stati accolte dal Segretario della Guerra, dal Segretario della Marina, dal Sottosegretario di Stato, dal Generale Marshall, dall’Ammiraglio King e da altri ufficiali di alto rango. Le signore sono state invitate a non divulgare il contenuto dei discorsi o a identificare il Dipartimento della Guerra e i suoi ufficiali quali patrocinanti del piano.

Il condizionamento ideologico attuato dal governo risulta deplorevole quanto palese ed è imperdonabile quando perpetrato segretamente. Possiamo attenderci una propaganda spinta dopo che il terreno è stato preparato, e tutti coloro i quali si sono opposti al piano saranno dipinti come sostenitori della guerra e della impreparazione.

Abbiamo combattuto questa guerra (La Seconda Guerra Mondiale, N.d.T.) per preservare le nostre istituzioni, non per modificarle. Abbiamo lottato per permetterci di risolvere i nostri problemi interni su fondamenta pacifiche, non per trovarci fondamenta sulle quali imbastire i preparativi per un’altra guerra. La questione circa la migliore forma di organizzazione militare non dovrebbe essere affrontata con emotività. Deve essere dibattuta, non oggetto di propaganda. Tuttavia, i metodi utilizzati minacciano la … Leggi tutto

Liberalismo e Socialismo: libertà e schiavitù

LiberalismoE’ sufficiente avere un minimo di dimestichezza con il pensiero socialista – nelle sue varie e variopinte manifestazioni – per accorgersi di quanto quelle posizioni che osteggiano la società libera e aperta derivino in ultima istanza da determinati assunti epistemologici. L’illusione di trasformare la società in un mondo più giusto ed equo, rivoluzionandola dalle fondamenta nel tentativo di pervenire ad una “giustizia sociale”, si fonda senz’altro su una tragica incomprensione dei capisaldi della civiltà stessa. Ne consegue, come la storia non ha mancato di testimoniare, che le diverse realizzazioni dell’utopia socialista e del suo sogno di uguaglianza siano destinate a tradursi in un incubi drammatici per le sorti dello stesso mondo civilizzato.

Nondimeno, il socialismo ha potuto prosperare sfruttando un apparente difetto dell’impianto teorico del liberalismo: il suo essere inevitabilmente asintotico, la sua impossibilità di delineare un modello definitivo da porre in essere, oltre che delle valide strategie per concretizzarlo [1]. Il pensiero liberale, quello autentico, non ha mai sognato di compiere un rivolgimento dell’ordine sociale, coll’obiettivo di pervenire ad una situazione di perfetto equilibrio stazionario. I liberali, quelli veri, non hanno mai promesso di realizzare un Paradiso terrestre, un Eden di pace, uguaglianza, fraternità, solidarietà e giustizia sociale. Invero, non hanno mai promesso null’altro che di rendere gli individui più liberi, autonomi, indipendenti e padroni di se stessi. Da ciò deriva la nota accusa di “formalismo” rivolta loro dagli intellettuali socialisti, i quali invece prospettano di rendere l’uguaglianza fra gli uomini sostanziale, dunque non solo civile e giuridica, ma anche economica e sociale. Nelle deliziose fantasie dei socialisti la società perfetta – immancabilmente quella sognata dalla medesima intellighenzia socialista – è dipinta coi colori dell’armonia, della cooperazione fra uomini, dell’amore fraterno, della vita comunitaria, dell’umanitarismo, dell’altruismo e dell’assenza di disparità socio-economiche.

È difficile resistere all’inebriante progetto prospettato dal socialismo, che infatti ha ammaliato generazioni di lavoratori, intellettuali, artisti, personaggi noti e uomini della strada. Quasi nessuno ha mostrato una … Leggi tutto

Identità e diversità secondo Kuehnelt-Leddihn

Possiamo davvero essere resi uguali gli uni agli altri, in tutto e per tutto? E questo obiettivo, prettamente moderno e quotidianamente sbandierato dal mainstream mediatico e politico, è davvero qualcosa di desiderabile, cui anelare intensamente? In questo raffinato scritto, tratto dal I capitolo (pp. 3 – 8) de Leftism Revisited. From De Sade and Marx to Hitler and Pol Pot (con prefazione di William Buckley Jr., Regnery Gateway, Washington D.C. 1990) e lodevolmente tradotto da Filippo Giorgianni, Erik von Kuehnelt Leddihn (1909 – 1999), nobile cattolico austriaco, la cui influenza segnerà profondamente pensatori del calibro di Hans-Hermann Hoppe e Lew Rockwell, risponde al quesito attraverso un’analisi storica e sociologica della “religione dell’uguaglianza”.

Luigi Pirri

Il Signore nostro Dio si diletta nella varietà.

– Herman Borchardt[1]

Visti da una certa angolazione, siamo tutti soggetti a due spinte basilari: identità e diversità. Né nella vita delle persone né nella storia delle nazioni queste due spinte hanno sempre la medesima intensità e il medesimo equilibrio. Esse come si manifestano? Tutti noi sperimentiamo uno stato d’animo durante il quale sentiamo il desiderio di essere in compagnia delle persone della nostra stessa età o della stessa classe, sesso, convinzioni, religione o gusto.

Molto probabilmente, condividiamo con il mondo animale questa spinta verso la conformità, per una forte sensazione di identità che è come un istinto di branco, un comune e forte sentimento di comunità che guarda ogni altro gruppo con ostilità. Nelle rivolte razziali e nelle manifestazioni etniche, questo sentimento collettivo può mostrare una grande forza: l’istinto conformista del branco è stato, per esempio, il motore guida dietro le organizzazioni ginniche nazionaliste dei tedeschi e degli slavi, così potente nella prima parte di questo secolo. Guardando cinque o diecimila uomini e donne, vestiti identicamente, compiere i medesimi movimenti, si è assaliti da un’impressione irresistibile di omogeneità, sincronizzazione, simmetria, uniformità. L’identità e la sua spinta tendono all’autocancellazione, tendono a un «nostrismo» in … Leggi tutto