Ecco la scelta: libero mercato o tassazione più banche centrali?

Pubblichiamo di seguito un brano del Prof. Ubiratan Jorge Iorio, inizialmente inteso per la rivista Liber@mente e gentilmente licenziato dall’autore per una riproposizione su questo sito.

Mises Italia

Cento anni fa, esattamente nel 1913,liberamente accaddero due eventi apparentemente scollegati tra loro ma che, oltre ad essere strettamente correlati, hanno causato ingenti perdite di libertà di scelta e, conseguentemente, hanno impedito allo sviluppo economico e sociale di seguire il suo naturale corso guidato dall’azione umana individuale. Il primo fu la creazione della banca centrale degli Stati Uniti, la Fed, e il secondo l’istituzione dell’imposta sul reddito.

Infatti la tassazione e i controlli sulla moneta, il credito ed il tasso di interesse sono fattori di maggiore potere politico, quest’ultimo sempre artificiale e oggetto di decisioni burocratiche su mercati che invece sono ordini spontanei, come enfaticamente hanno sottolineato i grandi economisti della Scuola Austriaca, specialmente Mises, Hayek, Rothbard e Kirzner. Purtroppo quasi tutti i politici e gli economisti non la pensano così, soprattutto dopo gli anni ’30 del XX secolo con l’avvento di uno dei più grandi mali che la sana teoria economica abbia sofferto: il keynesismo, sicuramente una malattia non solo della scienza economica, ma anche dei principi morali fondamentali e della vita stessa dei cittadini.

L’economia nel mondo reale è costituita dall’azione umana individuale e volontaria nel corso del tempo e in condizioni di reale incertezza. Così gira il mondo da tempo immemorabile, quando gli uomini hanno scoperto quali vantaggi si possano ricavare dalla divisione del lavoro e dalla libera interazione sui mercati. Questi ultimi sono processi dinamici di scoperta, di tentativo ed errore, di imprenditorialità, perdite, profitti e, in sintesi, di ricerca permanente di una maggiore soddisfazione personale. Quando lo Stato interviene in questo processo, necessariamente provoca deviazioni dal suo corso spontaneo, distraendo le scarse risorse in attività scelte dai politici o dai “tecnici” e non da soggetti volti al perseguimento della propria felicità, essenza questa della vita stessa. Come … Leggi tutto

Azione, Tempo e Conoscenza: la Scuola Austriaca di economia – II parte

Seconda parte della trascrizione della conferenza tenuta il 10 marzo 2012 in occasione della Austrian Scholars Conference ad Auburn, Stati Uniti, e riassunto del Capitolo 2 del mio ultimo libro Ação, Tempo e Conhecimento: a Escola Austríaca de Economia (Instituto Mises Brasil, São Paulo, 2011)

V. Economia

L’economia della mises_crestScuola Austriaca, così come la filosofia, l´epistemologia e la politica, deriva anch’essa da quella che noi chiamiamo triade di base – azione, il tempo e la conoscenza – e si diffonde attraverso i concetti di utilità marginale, soggettivismo e ordini spontanei, cioè gli elementi di propagazione.

Sulla base di questi elementi essenziali e propagatori seminali gli economisti austriaci da Menger in poi hanno eretto un vario e complesso edificio dal punto di vista scientifico. Una struttura che funziona perfettamente, per quanto possa essere definito “perfetto” il mondo reale nelle scienze sociali.

Vorrei brevemente esporre ciascuno dei sei campi della teoria economica che ritengo essenziali per la comprensione del pensiero austriaco.

1. Il processo di mercato

A differenza dell´economia mainstream, la Scuola Austriaca non studia mercati in equilibrio né adotta la famosa classificazione dei mercati in base alla loro “forma” (concorrenza perfetta, oligopolio, concorrenza monopolistica e monopolio). Essa presuppone invece che i mercati siano processi tendenti ad un equilibrio (perché gli attori sono razionali e imparano dagli errori) che è in continua evoluzione e che in ogni istante di tempo dinamico non viene tuttavia raggiunto.

Per capire questo aspetto è sufficiente ricordare i principali elementi della teoria. In primo luogo, i mercati sono mossi da azioni dei suoi partecipanti, sia sul lato della domanda che dell’offerta. In secondo luogo, l’azione umana si svolge nel tempo dinamico e ogni istante è un’occasione di apprendimento. In terzo luogo, le operazioni di mercato sono effettuate in condizioni di limitazione e di dispersione della conoscenza. In quarto luogo, i mercati sono ordini spontanei, soggetti quindi a cambiamenti continui. In quinto luogo, l’azione umana è soggettiva.

Come … Leggi tutto

Azione, Tempo e Conoscenza: la Scuola Austriaca di economia – I parte

Prima parte della trascrizione della conferenza tenuta il 10 marzo 2012 in occasione della Austrian Scholars Conference ad Auburn, Stati Uniti, e riassunto del Capitolo 2 del mio ultimo libro Ação, Tempo e Conhecimento: a Escola Austríaca de Economia (Instituto Mises Brasil, São Paulo, 2011).

I. Introduzione

La tradizione iniziatamises_crest da Carl Menger con la pubblicazione nel 1871 dei suoi Principles of Economics spazia su di un campo vasto, affascinante e formidabile della conoscenza umana che trascende l’economia raggiungendo il più ampio spettro delle scienze sociali; costantemente animato dal dibattito filosofico, ha permeato la cultura umanista in modo permanente. Hayek aveva ragione quando affermava che un economista che pensa solo nei ristretti limiti della teoria economica non sarebbe mai stato un economista completo, anche se fornito di competenza tecnica.

La tradizione austriaca richiede infatti non solo quest’ultima, ma anche la capacità di spingersi oltre e cercare di diventare un umanista. Tuttavia, anche quando si tratta di un campo molto ampio della conoscenza umana, la Scuola Austriaca possiede una notevole semplicità derivata dalla logica ineccepibile delle sue proposizioni e postulati. Come ha scritto Mises: “good economics is basic economics”!

I grandi economisti austriaci del XX secolo – in particolare Mises e Hayek – sono esempi di audacia. Infatti, in un momento in cui i colleghi andavano verso la specializzazione in aree sempre più ristrette dell´economia, essi si rifiutarono di scendere a compromessi e rimasero generalisti in quel senso che denota vasta cultura umanista.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo gli economisti iniziarono ad abbandonare la tradizione umanista e progressivamente si concentrarono su una maggiore conoscenza tecnica specifica, diventando così meno informati. Oggi pochi economisti accademici hanno la maestrìa sufficiente a padroneggiare le nozioni contenute nei libri di testo di micro e macroeconomia. Molti purtroppo disdegnano le altre scienze sociali poichè, lungo il cammino verso la “scienza grigia”, sono state loro additate come “non scientifiche”.

Queste osservazioni non significano … Leggi tutto

Il mondo è impazzito?

Da ragazzino mi mises ubiratanpiaceva giocare a calcio con gli amici nel cortile di mio zio Salvatore e, quando la palla partiva nella direzione sbagliata frantumando un vetro, lui ci rimproverava tutti col suo accento calabrese: “Guardate guagliuni cosa avete fatto! Avete visto che danno? Siete forse impazziti? Per punizione starete un mese senza palla!”.

Oggi, dopo tanti anni, mi chiedo: il mondo è forse impazzito? Perché gli economisti  insistono nel rompere finestre? Perché mai Keynes ha detto che questa pratica potrebbe generare posti di lavoro? Perché non si legge Bastiat, Mises, Hayek? Se zio Turiddu fosse vivo, la giusta punizione da lui impartita a governi e banche centrali sarebbe stata: “Dimenticate Keynes e la macroeconomia tradizionale, leggete tutti i libri di Mises e degli economisti Austriaci per i prossimi cent’anni!“.

Invero, sembra proprio che il nostro vecchio mondo sia decisamente impazzito, una malattia dai diversi nomi ma tutti equivalenti: interventismo, socialismo, keynesismo, monetarismo, sviluppismo, socialdemocrazia, stato sociale, populismo …

Di certo, lungo tutta la storia economica mondiale, banche centrali e commerciali mai hanno emesso tanto denaro e convogliato tanto credito, sotto gli occhi compiacenti di un Comitato di Basilea divenuto ormai una sorta di club esclusivo a garanzia di banche centrali e banchieri. I vari governi, dal canto loro, mai avevano raggiunto debiti pubblici a livelli tanto irresponsabili quanto quelli che oggi vediamo, tutto sotto la benedizione ‘scientifica’ del keynesismo e del monetarismo: teorie economiche che hanno dimostrato, ieri come oggi, la propria incapacità di spiegare il mondo reale.

La crisi globale non è dovuta alla mancanza di credito o di regolamentazioni statali, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa! Essa non è stata provocata dai mercati, ma dai governi! Causa principale della crisi è stata l’imposizione di tassi di interesse artificialmente bassi da parte delle banche centrali, tra cui la FED e la Banca Centrale Europea.

La Teoria Austriaca del Ciclo Economico (Austrian Business Cycle Leggi tutto