Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – VII parte

Economia del benessere: una ricostruzione

 

Preferenza dimostrata e libero mercato

stemma misesLa tesi di questo saggio è che la veglia funebre di tutta l’economia del benessere è prematura, e che questa può essere ricostruita con l’aiuto del concetto di preferenza dimostrata. Questa ricostruzione non avrà comunque alcuna somiglianza con gli edifici “vecchio” e “nuovo” che l’hanno preceduta. In realtà, se la tesi di Reder è corretta, il tipo di resurrezione del paziente da noi proposta potrebbe essere considerata da molti più infausta del suo decesso.56

Si rammenta che la preferenza dimostrata elimina le fantasie ipotetiche sulle scale di valori individuali. L’economia del benessere finora ha sempre considerato i valori come valutazioni ipotetiche di “stati sociali” ipotetici. Invece la preferenza dimostrata considera i valori solo in quanto rivelati dall’azione scelta.

Consideriamo ora eventuali cambiamenti che si verifichino nel libero mercato. In tale contesto un cambiamento è intrapreso volontariamente da entrambe le parti. Quindi, il fatto stesso che uno scambio ha luogo, dimostra che entrambe le parti beneficiano (o, più correttamente, si aspettano di beneficiare) dallo scambio. Il fatto che entrambe le parti abbiano scelto lo scambio dimostra che entrambe ottengono un beneficio. Libero mercato è l’espressione che indica l’insieme di tutti gli scambi volontari che si svolgono nel mondo. Poiché ogni scambio dimostra un beneficio unanime per entrambe le parti coinvolte, dobbiamo concludere che il libero mercato beneficia tutti i partecipanti. In altri termini, l’economia del benessere può affermare che il libero mercato aumenta l’utilità sociale, attenendosi ancora all’impostazione della Regola dell’Unanimità. 57

Ma che dire dello spauracchio di Reder: l’invidioso che odia il maggior benessere degli altri? Nella misura in cui egli ha partecipato al mercato, rivela che gli piace e beneficia dal mercato. Per il resto a noi non interessano le sue opinioni sugli scambi effettuati dagli altri, dal momento che le sue preferenze non sono dimostrate attraverso l’azione e sono quindi irrilevanti. Come sappiamo che … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – V parte

Economia del benessere: una critica

 

Economia ed Etica

Ostemma misesggi fra gli economisti è generalmente accettata, almeno pro forma, l’idea che l’economia di per sé non può produrre giudizi etici. Non è invece abbastanza diffusa l’idea che, accettare la tesi precedente, non implica necessariamente l’accoglimento della posizione di Max Weber secondo cui l’etica non può mai essere dimostrata scientificamente o razionalmente. Sia che accettiamo la posizione di Max Weber, sia che aderiamo alla più antica visione di Platone ed Aristotele sulla plausibilità di un’etica razionale, dovrebbe comunque esser chiaro che l’ economia di per sé non può produrre una posizione etica. Se una scienza etica è possibile, dev’essere costruita al di fuori dei dati offerti dalle verità acquisite da tutte le altre scienze.

La medicina può accertare il fatto che un certo farmaco può curare una certa malattia, lasciando ad altre discipline la questione se la malattia dovrebbe essere curata. Allo stesso modo, l’economia può arrivare alla conclusione che la Politica A con duce ad un miglioramento della vita, della prosperità e della pace, mentre la Politica B conduce alla morte, alla povertà e alla guerra. Sia la medicina sia l’economia possono rilevare queste conseguenze in maniera scientifica, e senza introdurre giudizi etici nell’analisi. Si potrebbe obiettare che i medici non ricercherebbero possibili cure per una malattia se non fossero favorevoli alla cura, o gli economisti non indagherebbero le cause della prosperità se non fossero favorevoli a tale risultato. Su questo punto vi sono due risposte: 1) questo è indubbiamente vero in quasi tutti i casi, ma non è necessariamente così – alcuni medici o alcuni economisti possono essere interessati solo alla scoperta della verità, e 2) questo stabilisce solo la motivazione psicologica degli scienziati; non stabilisce che la disciplina in sé perviene ad alcuni valori. Al contrario, supporta la tesi che l’etica vi è pervenuta indipendentemente dalle scienze specifiche della medicina o dell’economia.

Allora, sia che sosteniamo … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – IV parte

L’errore dell’indifferenza

stemma mises
I Rivoluzionari Hicksiani hanno sostituito il concetto di utilità cardinale con il concetto di classi di indifferenza, e negli ultimi vent’anni le riviste di economia si sono riempite di un garbuglio di curve di indifferenza, tangenti, “linee del bilanci o” ecc. bi- e tridimensionali. La conseguenza dell’adozione dell’approccio della preferenza dimostrata è che deve crollare l’intero concetto di classe di indifferenza, insieme alla complicata sovrastruttura eretta su di esso.

L’indifferenza non può mai essere dimostrata dall’azione. Al contrario. Ogni azione rappresenta necessariamente una scelta, e ogni scelta implica una precisa preferenza. L’azione comporta proprio il contrario dell’indifferenza. Il concetto di indifferenza è un esempio particolarmente infelice dell’errore dello psicologismo. Si assume che le classi di indifferenza esistano in qualche luogo e indipendentemente dall’azione. Questa ipotesi è particolarmente esplicita in quei trattati che cercano di definire le curve di indifferenza empiricamente, attraverso l’uso di elaborati questionari.

Se una persona è realmente indifferente fra due alternative, allora non può scegliere e non sceglierà fra esse. 29 L’indifferenza non è quindi mai rilevante per l’azione e non può essere dimostrata nell’azione. Se un individuo, ad esempio, è indifferente fra l’uso di 5,1 o 5,2 once di burro a causa della esiguità dell’unità, allora per lui non vi sarà motivo di agire in base a queste alternative. Egli utilizzerà il burro in unità di maggiori dimensioni, relativamente alle quali ammontari diversi per lui non sono indifferenti.

Il concetto di “indifferenza” può essere importante per la psicologia, ma non per l’economia. In psicologia siamo interessati a scoprire intensità d i preferenze, possibile indifferenza e così via. In economia invece siamo interessati solo ai valori rivelati attraverso le scelte. Per l’economia è irrilevante se un individuo sceglie l’alternativa A all’alternativa B perché preferisce intensamente A o perché ha scelto facendo testa o croce. Ciò che conta per l’economia è il fatto dell’ordine in graduatoria, non le ragioni che hanno spinto l’individuo a … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – III parte

Teoria dell’utilità

 

stemma misesNel corso dell’ultima generazione, la teoria dell’utilità si è scissa in due campi contrapposti: 1) coloro che restano aggrappati al vecchio concetto dell’utilità cardinale, misurabile e 2) coloro che hanno abbandonato il concetto di utilità cardinale, ma hanno proprio fatto a meno del concetto di utilità e lo hanno sostituito con un’analisi basata sulle curve di indifferenza.

Nella sua forma originaria l’approccio cardinalista, a parte una retroguardia, è stato abbandonato da tutti. Sulla base della preferenza dimostrata, la cardinalità dev’essere eliminata. Le grandezze psicologiche non possono essere misurate perché non esiste alcuna unità estensiva oggettiva – un requisito necessario della misurazione. Inoltre, la concreta scelta effettuata ovviamente non può mostrare alcuna forma di utilità misurabile; può solo mostrare che un’alternativa è preferita ad un’altra. 19

Utilità marginale ordinale e “utilità totale”

I ribelli ordinalisti, guidati da Hicks e Allen all’inizio degli anni Trenta del Novecento, ritennero che, insieme alla misurabilità, fosse necessario demolire il concetto stesso di utilità marginale. Nel fare ciò buttarono via il bambino dell’Utilità insieme all’acqua sporca della Cardinalità. Secondo il loro ragionamento l’utilità marginale in sé implica la misurabilità. Perché? La loro idea era basata sulla implicita assunzione neoclassica per cui il “marginale” dell’utilità marginale è equivalente al “marginale” del calcolo differenziale. Poiché in matematica una qualsiasi grandezza totale è l’integrale di grandezze marginali, gli economisti rapidamente supposero che l’“utilità totale” fosse l’integrale matematico di una successione di “utilità marginali”. 20 Forse ritennero che tale assunzione fosse essenziale ai fini di un’illustrazione matematica dell’utilità. Come risultato ipotizzarono che, ad esempio, l’utilità marginale di un bene disponibile in sei unità è uguale all’“utilità totale” di sei unità meno l’“utilità totale” di cinque unità. Se le utilità possono essere sottoposte all’operazione aritmetica della sottrazione, e possono essere differenziate e integrate, allora ovviamente il concetto di utilità marginale deve implicare utilità misurabili cardinalmente. 21

La rappresentazione matematica del calcolo si basa sull’ipotesi di continuità , … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – II parte

Il professor Samuelson e la “Preferenza Rivelata”

stemma mises“Preferenza rivelata” – preferenza rivelata dalla scelta compiuta – sarebbe stata un’espressione appropriata per il nostro concetto. Ma è stata utilizzata per la prima volta da Samuelson per un suo concetto apparentemente simile ma in realtà profondamente diverso. La differenza fondamentale è questa: Samuelson presuppone l’esistenza di una sottostante scala di preferenze che forma la base delle azioni di un uomo e che rimane costante nel corso delle sue azioni nel tempo. Samuelson poi usa procedure matematiche complesse in un tentativo di “tracciare una mappa” della scala di preferenze dell’individuo sulla base delle sue numerose azioni.

 Il primo errore qui è l’assunzione che la scala di preferenze rimanga costante nel tempo. Non vi è ragione alcuna per presupporre una simile ipotesi. Tutto ciò che possiamo dire è che un’azione, in uno specifico punto nel tempo, rivela parte della scala di preferenze di un uomo in quel momento. Non vi è alcun motivo valido per assumere che essa rimanga costante da un punto del tempo a un altro.8

 I teorici della “preferenza rivelata” non si rendono conto di assumere l’ipotesi della costanza; credono che la loro premessa sia solo quella del comportamento coerente, che identificano con la “razionalità”. Essi ammettono che le persone non so no sempre “razionali”, ma difendono la loro teoria come una buona prima approssimazione o anche come una teoria dotata di valore normativo. In ogni caso, come ha fatto notare Mises, costanza e coerenza sono due cose completamente diverse. Coerenza significa che una persona mantiene un ordine transitivo nella graduatoria della sua scala di preferenze (se A è preferito a B e B è preferito a C, allora A è preferito a C). Ma la procedura della preferenza rivelata non si basa su tale assunzione, né su quella di costanza – secondo cui un individuo mantiene la stessa scala di valori nel tempo. Mentre la prima situazione … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – I parte

stemma misesLa valutazione individuale è la chiave di volta della teoria economica. Perché sostanzialmente l’economia non ha a che fare con le cose o gli oggetti materiali. L’economia analizza gli attributi logici e le conseguenze dell’esistenza delle valutazioni individuali. Le “cose” entrano a far parte de l quadro, ovviamente, perché non vi può essere valutazione senza che vi siano cose da valutare. Ma l’essenza e la forza trainante dell’azione umana, e quindi dell’economia di mercato umana, sono le valutazioni degli individui. L’azione è il risultato di una scelta fra alternative, e la scelta riflette le valutazioni, cioè le preferenze individuali fra tali alternative.

 Le valutazioni individuali sono l’oggetto diretto delle teorie dell’utilità e del benessere. La teoria dell’utilità analizza le leggi inerenti i valori e le scelte di un individuo; la teoria del benessere discute la relazione fra i valori di molti individui e le conseguenti possibilità di una conclusione scientifica sulla desiderabilità “sociale” delle va rie alternative.

 Negli ultimi anni entrambe le teorie hanno navigato in mari tempestosi. La teoria dell’utilità sta rapidamente prendendo molte direzioni diverse; la teoria del benessere, dopo aver raggiunto i vertici di popolarità fra gli economisti teorici, rischia d i cadere nell’oblio, sterile e abbandonata.

 La tesi di questo saggio è che entrambe tali branche della teoria economica possono essere salvate e ricostruite, usando come principio guida di entrambi i campi il concetto di “preferenza dimostrata”.

Preferenza dimostrata

Definizione del concetto

 L’azione umana è l’uso di mezzi per pervenire ai fini preferiti. Tale azione contrasta con il comportamento osservato delle pietre e dei pianeti, perché implica uno scopo da parte dell’attore. L’azione implica la scelta fra alternative. L’esser e umano possiede mezzi, o risorse, che usa per conseguire vari fini; queste risorse possono essere il tempo, la moneta, l’energia lavorativa, la terra, i beni capitali e così via. Egli usa queste risorse per conseguire i fini da lui preferiti. Dalla sua azione possiamo dedurre che … Leggi tutto

Gli Austriaci e le altre scuole: differenze epistemologiche – II parte

5) Le assunzioni iniziali

stemma misesPer il positivismo di M. Friedman le assunzioni iniziali non hanno bisogno di essere verificate, cioè non devono essere “realistiche” sul piano descrittivo, perché non lo sono mai; è sufficiente che siano delle buone approssimazioni in vista dell’obiettivo da analizzare. In sostanza, le assunzioni possono essere false. Ciò che conta è la correttezza della teoria, verificabile in base all’accuratezza delle previsioni; se le previsioni sono accurate (quindi se le conclusioni che la teoria ha prodotto sono vere), allora vuol dire che le assunzioni iniziali sono valide. (F. Machlup ha la stessa posizione; per T. Hutchison invece anche le assunzioni iniziali devono essere verificate).

Un esempio di assunzione iniziale è l’ipotesi di conoscenza perfetta da parte di tutti gli operatori.

Tutte le procedure positiviste sono basate sulle scienze fisiche. La fisica conosce o può conoscere i “fatti” e può testare le sue conclusioni contro questi fatti, mentre è completamente ignorante delle sue assunzioni supreme. Nelle scienze dell’azione umana invece è impossibile testare le conclusioni. In fisica le assunzioni prime non possono essere verificate direttamente, perché non sappiamo nulla direttamente delle leggi esplicative o dei fattori causali. Da qui il buon senso di non tentare di fare ciò, di usare assunzioni false come l’assenza di attrito e così via. Ma le assunzioni false sono inappropriate in economia, dove al contrario esse possono essere conosciute con chiarezza.

Gli Austriaci introducono assunzioni irrealistiche, ma non false, come ad esempio Crusoe sull’isola deserta, o l’economia uniformemente rotante. Per capire la differenza fra le astrazione corrette e quelle scorrette bisogna distinguere fra Astrazioni precisive e non precisive: considerando il concetto di “cavallo”, la prima consiste nel considerare il cavallo come non (as not) avente un colore; la seconda nel considerare il cavallo non come (not as) avente un colore, nel senso che non si fa riferimento al colore perché non è una caratteristica saliente per identificare l’entità … Leggi tutto

Austriaci e analisi economica del diritto

stemma misesL’Analisi Economica del Diritto (Economic Analysis of Law o Law and Economics) ha la sua origine nell’Università di Chicago negli anni Sessanta del Novecento, e influenza profondamente il pensiero giuridico contemporaneo.

Un’importante branca di tale disciplina è la teoria economica dei diritti di proprietà, che studia il rapporto intercorrente fra economie esterne e diritti di proprietà nell’ambito delle transazioni di mercato. Essa ha avuto un notevole sviluppo nell’ultimo trentennio negli Stati Uniti per opera di giuristi come Richard Posner e di economisti come Harold Demsetz e Ronald H. Coase.

L’analisi economica del diritto cerca di offrire una soluzione all’indeterminatezza in cui la teoria del diritto si era venuta a trovare a seguito delle stringenti critiche che il realismo giuridico americano aveva mosso ai suoi fondamenti teorici. Il tentativo di conferire nuovamente al diritto un soddisfacente grado di scientificità viene effettuato applicando a esso l’economia (rectius: la microeconomia), e in particolare utilizzando il criterio di efficienza economica quale principio fondamentale da cui ricavare le norme giuridiche ottimali.

Le premesse metodologiche dell’AED sono quelle della tradizione neoclassica: gli individui sono esseri razionali che tendono a massimizzare la propria utilità.

La massimizzazione del benessere può essere conseguita introducendo regole giuridiche che, modificando i costi di transazione, contribuiscono al raggiungimento delle soluzioni più efficienti. In particolare, i giudici e il sistema giuridico devono assegnare i diritti di proprietà come avrebbe fatto il mercato se non fossero esistiti costi di transazione. Gli strumenti giuridici dunque devono mimare il mercato, interferendo con i diritti di proprietà con l’obiettivo della massimizzazione della ricchezza. Il diritto, modificando i prezzi relativi, influenzerà i comportamenti dei soggetti. Il diritto dunque diventa un insieme di incentivi rivolti ai consociati. Le norme giuridiche devono essere valutate in base ai comportamenti (modificati) che i soggetti tengono (in conseguenza degli incentivi che hanno ricevuto dalle norme).

Il punto d’appoggio è rappresentato dal teorema di Coase[1]. Esso è un problema … Leggi tutto

Misurare il valore? Un’utopia

Nel primo capitolo del suo innovativo trattato, la Teoria della Moneta e del Credito, Ludwig Von Mises spiega che cos’è la moneta: è il mezzo di scambio utilizzato universalmente o almeno quello più usato. [1] Nel secondo capitolo, invece, Mises sottolinea che cosa la moneta non è. Contrariamente al pensiero comune, la moneta non è misura del valore. Secondo Mises, la nozione di moneta come misura del valore è un artefatto che rimane dalla teoria del valore utilizzata nella “vecchia economia politica.” Con queste parole intende indicare gli “economisti classici” come Adam Smith, David Ricardo e John Stuart Mill.

Gli economisti classici per la maggior parte credevano che il valore di un bene fosse un attributo oggettivo del bene stesso. Gli attori economici, secondo la teoria classica, scambiavano soltanto beni il cui rispettivo valore era uguale (un errore che risale ad Aristotele [2]).

E come fanno gli attori economici a determinare se un attributo oggettivo di una cosa è uguale allo stesso attributo di un’altra cosa? Come si determina l’uguaglianza tra altri attributi oggettivi come la lunghezza, il peso, il volume, la temperatura, etc.? Misurando, ovviamente! E se assumiamo che il valore sia un attributo quantitativo e oggettivo allora la migliore unità di misura sembrerebbe essere quella monetaria.

Tuttavia la teoria del valore usata dagli economisti classici era molto arretrata. Allo stesso modo, la loro concezione della moneta come misura del valore (derivata, com’era, dalla loro teoria del valore) era ugualmente arretrata. La teoria classica del valore fu alla fine soppiantata, verso la fine del XIX secolo, da quella che Mises chiama “moderna teoria del valore.” Con quel termine, Mises si riferisce alla teoria del valore soggettivista e marginalista.

Secondo la moderna teoria del valore, questo è derivato dall’utilità. Valutare significa preferire un bene a un altro, compiendo la scelta sulla base delle rispettive utilità dei beni.

Preferire un bene a un altro significa a sua volta ordinare. … Leggi tutto

Mezzi: beni, servizi, fattori produttivi | III parte

Determinazione dei prezzi dei fattori produttivi

stemma misesConcetto di prodotto marginale: quantità addizionali di prodotto ottenute aumentando di una unità il fattore produttivo. Il prodotto marginale in valore è dato dal prodotto in termini fisici moltiplicato per il valore monetario.

L’imprenditore impiegherà un fattore produttivo (meglio: il servizio di un fattore) se il suo prezzo è inferiore al prodotto marginale in valore, in modo da conseguire un profitto. Es.: le quantità prodotte in un giorno da un lavoratore (o le quantità prodotte in un giorno da un acro di terra; o da un bene capitale come un macchinario) sono pari a 20 once d’oro, che è dunque il prodotto marginale in valore; allora l’imprenditore sarà disposto a pagare quella unità di fattore produttivo fino a 20 once. Supponiamo che la paghi 15 once. Conseguirà allora un profitto di 5 once. Ma altri imprenditori, vedendo che in quel settore vi sono opportunità di profitto, entreranno, e nel fare ciò incrementeranno la domanda del fattore, fino a che esso non raggiungerà il prezzo (del servizio, rent) di 20 once. Dunque ogni fattore guadagna il suo prodotto marginale in valore, che è anche il suo prezzo.

[In realtà l’analisi dovrebbe tenere conto del tempo, dunque l’esempio corretto dovrebbe essere: il prodotto marginale in valore è scontato al tasso di interesse corrente, che rispecchia il tasso di preferenza temporale della collettività. Dunque il fattore produttivo in questione produce da qui a un anno una quantità in valore che sarà venduta a 20 once. Il valore presente di questo bene futuro è uguale al prodotto marginale in valore scontato al tasso di interesse. Se il tasso di interesse è del 5%, il p.m.v. sarà pari a 19 once (che si chiamerà prodotto marginale in valore scontato, p.m.v.s., o valore attuale del prodotto marginale, v.a.p.m). Dunque l’imprenditore vorrà acquistare il fattore ad un prezzo £ 19 once. È giusto che il lavoratore conceda all’imprenditore l’interesse, … Leggi tutto