Trascurando la realtà

Se stai seguendo o hai seguito alcuni dei tradizionali corsi di economia, è molto probabile che ti ponga domande come la seguente: se un modello economico non rispecchia il mondo reale, perché dovrei fidarmi dei suoi risultati? Una delle risposte che spesso ottengo quando pongo quella domanda è simile a questa: il modello non è come il mondo reale, perché non è supposto che sia come il mondo reale. Se lo fosse, allora non sarebbe un modello! Ricevere una risposta ti può far sentire intellettualmente inferiore o incapace di formulare un pensiero astratto. Si può avere l’impressione che ci sia qualcosa di ovvio che non riusciamo a cogliere. A volte la risposta va un più in là: i modelli sono rappresentazioni semplificate della realtà, che noi utilizziamo per meglio comprenderla. Questa risposta è un po’ più raffinata, ma non ci dice ancora come abbiamo determinato che alcuni aspetti della realtà non fossero abbastanza importanti da esser inclusi nel modello. Costruire un modello in questo modo implica anche che abbiamo già compreso gli elementi della realtà e il modo in cui sono correlati.

Se nessuna di queste risposte vi ha fatto sentire completamente a vostro agio con la teoria economica attualmente predominante, l’approccio di Léon Walras,  potreste voler esaminare le opere di alcuni degli economistiaustriaci. LudwigvonMises, FriedrichHayek e MurrayRothbard sono stati i protagonisti di questa scuola di pensiero nel XX secolo. Studiosi come Mises, Hayek e Rothbard hanno dimostrato che ci sono, con ogni probabilità, descrizioni più solide dei mercati rispetto a quelle contenute esclusivamente nei modelli matematici di equilibrio generale.

Principi base di Economia Austriaca

L’approccio Walrasiano e quello Austriaco giungono spesso a conclusioni simili quando si tratta di opportunità di mercato, ma arrivano a queste conclusioni seguendo percorsi molto diversi. Il vantaggio dell’approccio austriaco consiste proprio nel percorso necessario per arrivare a queste conclusioni – mantenendo diversi principi fondamentali con cui la … Leggi tutto

La legge ricardiana dei vantaggi comparati

Perfino i critici piu ostili al sistema Ricardiano sono d’accordo che David Ricardo diede, perlomeno, un vitale contributo al pensiero economico e alla tesi del libero scambio: la legge del  vantaggio comparato. Nell’enfatizzare la grande importanza della interazione volontaria nella divisione internazionale del lavoro , i liberisti del 18esimo secolo, tra cui Adam Smith, basarono le proprie dottrine sulla legge del “vantaggio assoluto”. In breve, i paesi dovrebbero specializzarsi dove sono i migliori e i più efficienti, e solo successivamente dovrebbero scambiarsi questi prodotti, poiché in questo caso, le persone dei due paesi migliorerebbero le proprie condizioni. Questa è un’ipotesi relativamente facile da sostenere.

Serve poca persuasione per comprendere che gli Statu Uniti non dovrebbero preoccuparsi di coltivare banane (o, piuttosto, per metterla in “micro” termini, che gli individui e le aziende negli Stati Uniti non dovrebbero preoccuparsi di farlo) ma piuttosto di produrre qualcos’altro (come grano e manufatti) e scambiarlo con le banane coltivate in Honduras. Ci sono, dopotutto, solo pochi preziosi coltivatori di banane negli USA che chiedono tariffe protettive. Ma se il ragionamento non fosse cosi lampante, e persino produttori americani di semi-conduttori e acciaio chiedessero una protezione tale?

La legge del vantaggio comparato affronta questi ardui casi, ed è per questo indispensabile per la questione del libero scambio. Mostra che anche se, per esempio, un Paese A è più efficiente di un Paese B a produrre ambedue i beni X e Y, verrà a vantaggio dei  cittadini del Paese A  specializzarsi a produrre X, dove sono i migliori in senso assoluto, e comprare tutti i beni Y dal  Paese B, bene che producono meglio ma non con così tanto vantaggio comparato alla produzione del bene X. In altre parole , ogni paese dovrebbe produrre non solo i prodotti in cui ha un vantaggio assoluto, ma anche dove è il migliore, o anche solo il meno peggio, i.e. dove ha un vantaggio comparativo.

Se allora il governo … Leggi tutto