Lo stato non è né tuo padre, né tua madre

Nella sua lettera del 14 luglio 2017 al “The New Yorker” online, l’editorialista John Cassidy si scaglia contro le proposte repubblicane di abrogazione e di riforma dell’ObamaCare. Ma afferma anche chiaramente i suoi presupposti ideologici:

“Vale la pena di riaffermare ciò che è in gioco qui: il principio secondo cui la società è costituita da persone con obblighi reciproci, compreso il dovere di cercare di proteggere tutti da quello che Franklin Roosevelt chiamò “i pericoli e le vicissitudini della vita” come la vecchiaia, la disoccupazione e la malattia.”

Si noti il presupposto implicito, che è come se la società fosse una famiglia estesa in cui si presume che tutti abbiano responsabilità nei confronti degli altri membri. Chiaramente, in questa visione dell’umanità, è dovere e ruolo del governo supervisionare che ciascuno dei membri della famiglia contribuisce con una “giusta quota” per coprire le “protezioni” di tutti gli altri contro i “pericoli e le vicissitudini della vita”.

Genitori reali e famiglie private

All’interno di una vera famiglia, è generalmente dato per scontato che i genitori stabiliscano la direzione e le modalità con cui agire a cui gli altri membri della famiglia – i bambini – sono sottoposti e che dovrebbero seguire. Prima di tutto, i genitori sono gli adulti e si presume che siano più saggi, e che posseggano più conoscenza ed esperienza per sapere cosa si deve fare e per assegnare ad ogni bambino, in base al suo senso di responsabilità i compiti per il quale sembra più adatto.

Naturalmente, i genitori non sono esseri onniscienti che sanno sempre cosa deve essere fatto, o il modo migliore in cui farlo, o chi, ragionevolmente e responsabilmente, potrebbe essere assegnato a quale attività tra i membri più giovani della famiglia. Tutti quelli che sono cresciuti in una famiglia ricordano le volte in cui provavano risentimento o antipatia per le cose che dovevno fare e che gli avevano dato di svolgere, e come a … Leggi tutto

L’economia cristiana in una lezione

[La seguente è la “Prefazione all’edizione italiana” dell’ultimo libro di Gary North, Christian Economics in One Lesson. Per acquistare l’ebook completo della traduzione in italiano cliccate su questo link.]

 

L’economia moderna è pregna di quello che potremmo definire “pragmatismo economico”. Ovvero, se qualcosa funziona dal punto di vista empirico, allora funzionerà per sempre. Questa massima viene sostenuta dalla maggior parte della popolazione, nonché dall’establishment accademico e politico. Non esiste alcuna teoria a sostegno di questo punto di vista, solo la praticità di un sistema che riesce a protrarsi tanto a lungo da convincere chicchessia che tutto continuerà ad andare così. Non c’è modo di convincere tali persone della proposizione errata delle loro convinzioni, anche se intorno a loro non ci sarà altro che devastazione economica, continueranno a chiedere penitenti una dose maggiore di quello che credevano fosse un percorso risolutivo “nella pratica”.

Cosa ci vuole affinché cambino idea? Un crollo tonante dell’economia. Una discontinuità talmente monumentale nell’attuale pratica economica, da incitare gli attori di mercato a riconsiderare le loro posizioni riguardo l’economia. Infatti la maggior parte delle persone aderisce all’economia keynesiana anche senza saperlo. Anche se non ha mai letto nulla di teoria economica, ha una propensione a seguire il pensiero keynesiano. Perché? Due parole: pasti gratis.

La promessa di una vita all’insegna di grandi ricchezze guadagnate col minimo sforzo, stimola la maggior parte degli individui a cedere parte delle loro libertà personali a favore di un politburo monetario in grado, presumibilmente, di direzionare l’intera economia verso lidi di maggiore prosperità e nel contempo sganciare una valanga di pasti gratis. Sicurezze in ogni dove, certezze dietro ogni angolo, e più nessuna responsabilità. È questa la promessa del politburo monetario. È una promessa vuota. È la promessa presente in qualsiasi schema di Ponzi.

Non tutti abbandoneranno le vecchie abitudini di cadere vittima di simili promesse, ma di certo staranno più attenti. Dopo essere rimasti scottati una volta, sarà più … Leggi tutto

Interferenze coercitive – V parte

Redistribuzione del reddito

 stemma misesLa redistribuzione del reddito è giustificata con l’argomento che il mercato non protegge da tre fenomeni: povertà, diseguaglianza, insicurezza.[1] La redistribuzione avviene attraverso diversi strumenti: l’imposizione fiscale progressiva (v. supra), gli istituti del Welfare State[2], i controlli dei prezzi (tra cui i salari: salario minimo), gli interventi di sviluppo territoriale.

 Gli istituti del cosiddetto Stato sociale sono costituiti dall’erogazione di beni o servizi in natura come la sanità, l’istruzione, e la casa; dalla previdenza (a ripartizione)[3]; e da tutti i trasferimenti che compongono l’assistenza, cioè le provvidenze in denaro volte ad alleviare condizioni di disagio originate da situazioni diverse quali la disoccupazione, la malattia, l’inabilità, l’invalidità, la povertà, la vedovanza, i figli a carico ecc.[4] Nell’accezione dei redistributivisti, gli istituti dello Stato sociale sono “redistributivi” perché i servizi sono offerti ai beneficiari gratuitamente o semigratuitamente, mentre le risorse necessarie per finanziarli sono prelevate attraverso meccanismi progressivi; dunque perché trasferiscono risorse dai più benestanti ai più disagiati. In termini prasseologici, sono redistributivi per il solo fatto di sottrarre coercitivamente risorse ad alcuni per assegnarle ad altri, indipendentemente dai livelli di ricchezza dei soggetti coinvolti.

 Nella redistribuzione ciò che avviene è che i guadagni di ciascuno vengono determinati separatamente (cioè sono diversi) dai guadagni effettivi ottenuti con la produzione e lo scambio. Dunque si introduce un processo di distribuzione separato dalla produzione.

Il principale argomento accademico a favore della redistribuzione, fornito da A. Pigou, è il seguente: l’utilità marginale (incremento di benessere) derivante da un’unità monetaria in più tende a ridursi all’aumentare del numero di unità monetarie possedute. Poiché le persone hanno la stessa scheda di utilità marginale, i percettori di redditi più bassi traggono dall’ultima unità monetaria un’utilità marginale più alta; cioè, se percepiscono un’unità monetaria in più, aumentano maggiormente il loro benessere rispetto a coloro che possiedono un reddito alto. Quindi, per accrescere il benessere collettivo, bisogna redistribuire reddito dai ricchi ai poveri.

Questo ragionamento, se … Leggi tutto

“E’ Gratuito!” – III parte

Comportamento economico ed altre ricerche

Nella letteratura freesull’economia comportamentale abbiamo studi decennali sull’argomento, condotti da Dan Ariely e dai suoi colleghi (Editor’s Note: l’espressione “economia comportamentale” è scorretta, poiché tale settore appartiene, attualmente, alla branca della psicologia e non all’economia, come definita da Mises; tuttavia le sue scoperte restano interessanti).

Gli esperimenti vennero eseguiti su soggetti intelligenti (studenti del MIT, UC Berkeley , e Duke) cercando di comprendere il potere del concetto di “gratuito”. Lo studio coinvolse degli studenti intenti ad acquistare cibo alla caffetteria del MIT: il primo test riguardava un’offerta presente accanto al registratore di cassa: un Hershey’s Kiss per 1 cent ed un Lindt al tartufo a 14 cent: mostrò che il 30 per cento degli studenti comprava il Lindt a 14 cent, mentre l’ 8 per cento comprava l’Hershey’s kiss per 1 cent ed il 62 per cento, invece, non comprava nulla. Dopo un break di 30 minuti era attesa una nuova folla di studenti: i ricercatori fecero calare il prezzo dei dolci ad 1 cent ciascuno, quindi una riduzione uniforme di prezzo. Gli Hershy’s Kiss vennero offerti a 0 cent ed i Lindt a 13 cent. Questa volta il 31 per cento degli studenti prese un Hershey’s kiss a 0 cent, solo il 13 per cento comprò un Lindt a 13 cent ed il 56 per cento non acquistò nulla. L’attrazione verso gli Hershey’s kiss gratuiti spingeva gli studenti a comprare una quantità inferiore di Lindt e quindi a scegliere più Kisses.

L’autore conclude:

“…. Il prezzo zero ha un ruolo speciale nell’analisi costi benefici dei consumatori… non sorprende, quando il costo è zero, che molti studenti prendano dolciumi rispetto al caso di un prezzo positivo”.

Sembra vi sia una magia cognitiva sulle offerte “gratuite”. Come Mises e il concetto di costo opportunità ci ricordano, il “gratuito” non è realmente tale ed i costi vengono spesso scaricati sugli altri, che invece potrebbero non essere interessati … Leggi tutto

La guerra dello Stato alla famiglia

 Il destino delle famiglie e dei bambini Svedesi mostra la verità dell’osservazione di Ludwig von Mises, per cui “nessun compromesso è possibile tra il capitalismo e il socialismo”. Qui spiegherò come la crescita del Welfare State possa essere vista come il trasferimento della funzione di “dipendenza” dalle famiglie ai funzionari pubblici. Il processo, in Svezia, iniziò nel diciannovesimo secolo, attraverso la socializzazione del tempo economico dei bambini grazie all’obbligo di frequenza scolastica, alle leggi sul lavoro minorile e alle pensioni di vecchiaia statali. Questi cambiamenti incentivarono scarsa o nulla natalità. Negli anni ’30 del ‘900, i socialdemocratici Gunnar e Alva Myrdal usarono la conseguente “crisi demografica” per sostenere la completa socializzazione dell’allevamento della prole. La loro “politica familiare”, implementata nei 40 anni successivi, distrusse virtualmente l’autonomia familiare Svedese, sostituendola con una “Società Clientelare” (Client Society) nella quale i cittadini sono assistiti continuamente dai funzionari pubblici. Mentre la Svezia sta provando ad uscire dalla trappola welfaristica, i vecchi argomenti favorevoli alla socializzazione dei bambini stanno prendendo piede negli Stati Uniti.

[Da un paper scritto e dato alle stampe nel 1991].

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Nel suo libretto “Bureaucracy”famiglia e stato, Ludwig von Mises afferma: il socialismo moderno “cura l’individuo dall’utero alla tomba”, mentre “i bambini e gli adolescenti sono integrati saldamente negli apparati di controllo dello Stato”.

Altrove, contrappone il “capitalismo” e “socialismo”, per concludere:

non c’è compromesso possibile fra questi due sistemi. Contrariamente a quanto pensa erroneamente il popolo, non c’è via di mezzo, non c’è un terzo sistema possibile come modello di ordine sociale permanente”.

Le mie osservazioni mettono a fuoco la validità della dichiarazione, attraverso il destino delle famiglia e dei bambini nella “terza via” svedese.

In Svezia, troviamo un caso classico di manipolazione burocratica atta a distruggere il rivale principale dello Stato quale centro di lealtà: la famiglia. Osservando questa rivalità, è importante capire che un livello base di “dipendenza” è una costante in tutte le società. In ogni … Leggi tutto

Diritti acquisiti

Una piccola locuzionedirittiacquisiti, sono due semplici parole, eppure così densa di significato, sia politico che economico, formidabile veicolo di emotività, oggetto di attacchi feroci e difese appassionate.

“I diritti acquisiti vanno eliminati? Sì, quelli degli altri, non i miei!”.

Questo è in sintesi il dibattito politico italiano sui tagli alla la spesa pubblica, evidentemente senza uscita. Ed è fondato tutto su quella piccola maledetta locuzione citata in apertura.

Diritto. Il richiamo è alla Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen del 1789 dove curiosamente, però, non si trovano accenni a pensioni di anzianità e vitalizi dei parlamentari. Come mai? La risposta è semplice: nella dichiarazione del 1789 si parlava dei diritti negativi (diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà, etc.), così chiamati perché lo Stato ha il dovere di non impedirne l’esercizio ai suoi cittadini.

Ma non son questi i diritti acquisiti per cui s’azzuffano in Parlamento e nei dibattiti televisivi, sono altri. Sono quei diritti a cui corrisponde una prestazione da parte di tutti gli altri; se un politico ha diritto ad un vitalizio, qualcuno lo dovrà pur pagare: noi. Siamo quelli che William Graham Sumner chiamava “gli uomini dimenticati”, costretti ad accollarci prestazioni che altri hanno deciso e su cui non abbiamo alcun potere decisionale effettivo.

Ogni tanto però siamo anche dalla parte “giusta” del processo redistributivo, siamo noi a ricevere, e quindi ci sembra che i nostri “diritti” siano sacrosanti ed intoccabili.

“Ne avevamo….. diritto! Guai a chi ce li tocca!”.

Se poi il “processo di acquisizione” di questi diritti sia stato poco limpido e questi ultimi siano privilegi parassitari poco importa. Ormai sono nero su bianco, acquisiti appunto, e quindi non si possono più toccare!

E così ci cadono dentro tutti e con il “tagliate agli altri ma non a me” si finisce per non tagliare un bel niente: altre tasse sulle spalle dell’uomo dimenticato, il contribuente.

Proviamo a … Leggi tutto

Che succede in Brasile?

Nel Salterio di David brasilevi è una strana frase: “Exultavit, ut gigas, ad currendam viam”; continua: “A summo caelo egressio eius. Et occursus eius et eius usque ad summum eius; nec est qui eius abscondat a calore eius”, che significa, liberamente tradotto: “Procede come un gigante che percorre la via. Egli viene dal cielo, dirigendosi verso l’opposto; nessuno può nascondersi dal suo calore“.

E, nell’inno nazionale brasiliano, troviamo questo verso:

” […] giace eternamente in culla splendida, al suono del mare e alla luce del cielo profondo”.

Mi sono ricordato di questi versi, che mi hanno sempre incuriosito e dell’inno nazionale grazie alle manifestazioni che si svolgono in tutto il paese, con molte migliaia di persone che scendono in piazza a protestare, chiamate a raccolta dalla straordinaria tecnologia di Internet.

Ma cosa sta succedendo in Brasile?

Sarò breve, quindi mi limiterò a rispondere a queste domande:

  1. protestano contro che cosa? e
  2. In che modo si desidera che il gigante – che simboleggia, come avrete notato, il Brasile, beatamente dormiente per 513 anni – percorra la sua strada?

Alla prima domanda è facile rispondere: le persone, specialmente i giovani della classe media, protestano contra la situazione che si è creata nel paese: questi individui hanno dichiarato guerra alla corruzione diffusa, alla classe politica in generale, alla perversa giustizia, alla PEC-37 (che rimuove il potere investigativo della magistratura), alla criminalità, al codice penale troppo clemente con i banditi, al terribile uso delle risorse rubate ai contribuenti, all’enorme pressione fiscale (in Brasile si lavora fino alla fine di maggio per pagare le imposte), alle condizioni di salute precaria, alla scarsa qualità dell’istruzione, delle infrastrutture e dei trasporti e, naturalmente, all’inflazione e ai bassi tassi di crescita economica.

Inoltre, i manifestanti, o quasi tutti, rifiutano le bandiere di partiti politici che cercano di cavalcare l’onda di rancore. Questo, a mio avviso, è il bel volto delle manifestazioni. La gente è, … Leggi tutto

Il Welfare prima del Welfare State

Molte persone pensano che la scomparsa del welfare state porterebbe caos e disordine. Nelle loro menti, immaginano assenza di sostegno ai meno fortunati e sommosse popolari. Poco sanno di come le persone abbiano trovato modi di aiutarsi a vicenda prima che il welfare state esistesse. Un canale importante di aiuto reciproco fu la società di mutuo soccorso.

Il mutuo soccorso, conosciuto anche come fraternalismo, comprendeva  organizzazioni che raccoglievano quote pro capite e pagavano indennità a membri in difficoltà. Secondo David Beito, in “Dal Mutuo Soccorso al Welfare State”, durante la fine del diciottesimo secolo e l’inizio del diciannovesimo, c’era fortissima resistenza, da parte dei soggetti in precarie condizioni economiche, nell’accettare l’aiuto statale o la carità privata [1]. Il mutuo soccorso, d’altra parte, non godeva della stessa disgraziata fama, essendo basato sulla reciprocità: i destinatari del mutuo soccorso di oggi potevano essere i donatori di domani, e viceversa.

Il mutuo soccorso era particolarmente popolare tra i poveri e la classe lavoratrice. Per esempio, nella città di New York, nel 1909 il 40% delle famiglie che guadagnava meno di 1000$ per anno, leggermente sotto la soglia del “reddito di sussistenza”, aveva membri  nelle società di mutuo soccorso [2]. L’appartenenza etnica, comunque, era un indicatore dell’appartenenza ad una di queste società persino più importante del reddito. I “nuovi immigrati”, tra cui tedeschi, boemi, russi, molti dei quali ebrei, registravano un tasso di partecipazione alle società di mutuo soccorso pressoché doppio rispetto a quello dei bianchi nativi e sei volte maggiore di quello degli irlandesi [3]. Probabilmente, questi numeri testimoniano il bisogno, da parte dei nuovi immigrati, di una funzionale rete sociale di salvataggio.

Negli anni ’20, almeno un maschio su tre era membro di una di queste società [4]. I membri delle mutue, pagavano, ormai, più di 9 miliardi di dollari in assicurazioni per la vita nel 1920. Durante lo stesso periodo “le logge dominavano il campo dell’assicurazione medica” [5]. … Leggi tutto

Come lo Stato annienta la coscienza morale degli individui

“Non rubare” è una regola di condotta antica almeno quanto il mondo. E non avrebbe potuto essere altrimenti, pena l’impossibilità dello sviluppo di qualsivoglia società complessa.

Ci hanno insegnato sin da piccoli a rispettare ciò che appartiene agli altri: “Non prendere i giocattoli di tua sorella, senza il suo permesso”, ci ammoniva nostra madre, punendoci se ci fossimo ostinati a persistere nella nostra condotta scorretta di “furfantelli” ai primi passi. Con il trascorrere del tempo, a tre anni, eravamo in grado di capire benissimo la differenza tra il “mio” e il “tuo”. E se non avessimo preso la lezione a cuore e ci fossimo protratti, ben oltre l’infanzia, a trattare la proprietà altrui come qualcosa da cui attingere liberamente, giungendo sino ad impossessarcene, allora saremmo stati considerati alla stregua di sociopatici, di nemici della decenza, se non addirittura della civiltà stessa.

Tuttavia lo Stato, per come lo conosciamo, si fonda interamente su questo tipo di sociopatia. I governanti, semplicemente, si impossessano di ciò che non gli appartiene e ne dispongono per soddisfare i loro porci comodi.

Nel momento in cui lo Stato, in tempi recenti,  ha assunto una posizione di assoluto predominio su un determinato gruppo di persone, quest’ultime si sono certamente rese conto del fatto che le sue acquisizioni non sono poi tanto differenti da un saccheggio. Tali persone sono costrette a pagare semplicemente perché, poste di fronte all’inappellabile scelta “tra la borsa e la vita”, preferiscono continuare a vivere.

Ma nel momento in cui lo Stato, da tempo, si è insediato ed imposto nell’ambito di un dato contesto sociale, ecco allora che le sue pretese diventano, né più né meno, che un “atto dovuto”,  configurandosi come una mera presa d’atto dei fatti; e le stesse persone tendono a perdere la loro consapevolezza circa l’incontestabile truismo che quanto ricevuto dallo Stato corrisponde, sempre e comunque, a dei beni in precedenza rubati, posto che lo Stato, non possedendo legittimamente nulla … Leggi tutto

L’altra faccia di Woodrow Wilson

Per la stragrande maggioranza degli americani nel 1914, non aveva importanza su chi ricadesse la colpa del conflitto: la guerra era soltanto un altro degli orrori europei dai quali la nostra politica estera di stretta neutralità, adottata dai Padri Fondatori, ci avrebbe tenuto alla larga.